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Il mio nome è un altro, di Sandro Spallino

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Il mio nome e’un altro,

guardo il soffitto tappezzato di

umidita’,macchie di una

malattia che fa sbandare i

neuroni in presenza di scale,

mi piacerebbe spogliarti qui

con questo freddo che abbaia

come un cane rognoso, sedotta

da un quadro di nudita’vedo

quasi piangi dalla voglia,

hai un sorriso liquido, il

rossetto e’ sangue che

imbratta le pareti, una lussuria

che allarga le vene, metto le mani

sulle tempie, dietro le tende

scrosciano le tue ossa gialle,

si staccano le parole dal giornale

che strappiamo con i corpi

a terra, da dentro una canzone

ti parlo, mordo le caviglie

gocciolanti e il

piede nervoso d’amore

ossessiona,vedo un bisturi

una stanza di ospedale,

la parola nera  scritta

in fondo a  un corridoio

troppo bianco”chirurgia”,

uno svenimento che sento

tutto nelle orecchie che si

gonfiano spaventosamente, poi

niente, niente di reale,

sono solo col tavolo e i

piatti lasciati al futuro,

mi alzo e vado spettinato

figlio della fortuna.