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Il lupo e la lupara, di Claudio Raccagni

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Mi guardava, il lupo;
mi guardava da lontano,
con i denti bianchi in vista
ed il ringhio sempre all'erta.
Fermo ed impietrito
non avevo nulla da dire,
non avevo nulla da fare.
Fermo, immobile.

Aveva solo paura
e voleva solo mangiare.

Presi lentamente un panino
dalla tasca;
lentamente, ma non troppo,
e non troppo in fretta.
Lo gettai al lupo,
che d'istinto torno ad essere cucciolo impaurito,
poi, sentito il profumo,
torno adulto altezzoso...
...con un sospiro di sollievo.
Poverino il mio lupetto,
perchè ora era anche mio,
come io il suo amicone.
Poi si allontano
da questa terra,
che non era di nessuno.

Passeggiavo per il bosco
e mi accorsi di essere nella terra di qualcuno
quando mi trovai di fronte la lupara.
Mi guardava, la lupara;
mi guardava da lontano,
con la bocca bella in vista,
e la stessa sempre all'erta.
Fermo ed impietrito
non avevo nulla da dire;
non avevo nulla da fare.
Fermo, immobile.

Aveva solo paura
che avessi visto qualche cosa.

Alzai le mani lentamente,
ma non troppo,
e non troppo in fretta,
ma la lupara, quella si,
spara in fretta...
...Bammmmm.
Il mio amico lupo
perde il suo amicone,
chiedendosi ancora una volta
chi fra tutti
è il vero figlio di cane.