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Giobbe e la Rosa, di Viviana Andreotti


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Ballo per i pioppi ricurvi,
ballo la vita dalla vasta
Mestizia.  Guardo
Che per te ho bruciato
Gli occhi
E una speranza strana mi sostiene
Che si fa marmo.
Orbite vuote di nettare
e bellezza.
Orbite secche di carità
e parola.
E vuoto il portafoglio.
Quello che prima era terra         
adesso è un bicchiere balbuziente
di rum.
Le dita tremano mia vita,
su un volante votato
a un sacrilegio che viola autostrade
e sfonda posti di blocco.
mentre percorro penso
che tutto questo
Resta.
e come bava epilettica
spuma che s’alza dal mare,
distesa su  paralitici ghiacci
in superficie
di bianca amarezza Resta
la Rosa che non ho più visto.

Però -povero giobbe-
neppure i versi forse
sono nuovi
e spunta qua e là come gramigna
la gloria di un endecasillabo
sciolto
che non piace ai maestri
e non può dire,
ché  tutto è stato detto.
il dolore si è rattrappito
le ginocchia piegate da una torre
di inutili contrappunti
in doppie fughe.
mataióthV mataiothtwn:
e la musica non tocca la Rosa
che gareggia con Dio
a farti dispetto.
ma sai che finirà: ora ti guido,
e guarda.
tu prega con un giro
di valzer
sulla spianata di gerusalemme.
per i pioppi ricurvi.
e  per te.
si può solo
provare
a ballare,
si può solo
provare
a sentire….

Viviana Andreotti ©2005