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Forno di canale, di Gaetano Gulisano

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Un dì dalle venete acque mi mossi, e fino ai quei monti svelto mi volsi, per il voler di una donna sì bella che mi convinse con dolce favella.

Alla visione di tanto splendore colto io fui da immenso fervore, nel contemplare quei monti sì belli che al il cielo guardano tranquilli.

Quella si dolce e bella fanciulla col suo bel fare e con voce tranquilla , ancor mi narrava di quei luoghi ameni e dei natali di papa Luciani, di quel paese sì tanto gioviale che fu il Forno di Canale .

Oltre io udivo quei dolci racconti, dei dì trascorsi e  di allegre genti, è più rapito io mi sapevo e in quei bei monti con l’alma vagavo

Guardando assopito quei muti giganti, dalle bianche vette padroneggianti, pensai al paradiso narrato dai santi e del mio pensiero fu allor convinzione, che assomigliasse a quella visione.

Io pensai lesto a i miei cari estinti che in pace ora erano sopra quei monti, di triste gioia il mio core si stette nel saperli gai fra quelle vette.

 

Per valli e sentieri io presi il cammino, scrutando quei boschi sì da vicino, sentendomi parte di quella natura che l’uomo maltratta con somma sciagura.

Fui dunque convinto che dal quel momento, mai più avrei lasciato quel luogo incantato, con quella fanciulla sì amata e sì bella che fu l’a cagione del mio dolce fato, l’avrei difeso dall’umano male lucente Forno di Canale….    

 

Gaetano GULISANO