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Poesie, di Lorenzo Ghionzoli

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Crudeli Muse

La penna resta immobile nella mia mano
e il candido foglio reclama la sua parte
in questo gioco allegro di parole.
L'ispirazione fugace corre troppo rapida per me,
non riesco a prenderla,
corro,
corro,
ma sfugge sempre al mio sguardo,ai miei occhi
desiderosi solo di vedere,non di guardare.
Muse non abbandonatemi adesso che il mio animo è sconvolto,
vi prego sussurratemi le giuste parole per dare un ordine,
un senso a questo straripante fiume di parole.
Crudeli,crudeli muse perchè ridete di me?
vi prendete gioco di un morto,di un uomo senza lacrime ormai,
di un riflesso in uno specchio..e nulla più.
Giocate con me come se fossi il vostro bambolotto,
ma le bambole,le bambole di pezza informe hanno più cuore di me,
batte il loro piccolo petto deridendo il mio immobile.
Cerco di portare la calma,ma più scappo,più mi nascondo
e più voi mostrate la vostra anima,mostrate le vostre candide pelli,
i vostri sensuali capelli,senza lasciarmi che un terribile vuoto dentro.
L'uragano non si placa,aumenta la terribile forza e mi circonda
di un vento impetuoso che odora di amara sconfitta.
Mi sento solo in questo mondo affollato,sono sordo in questa orchestra di vita,
in questi ritornelli sempre uguali di violini e di rose rosse appassite.
Vorrei morire,morire per capire se effettivamente ho vissuto.
Marionetta,clown...non sono altro per voi,o Muse.
Cerco di sognarvi,di immaginarvi ma vedo solamente bianchi occhi
che osservano la mia lenta e inesorabile fine.


Sette nostri peccati

Lussuria perversa avvolgi i nostri fianchi,
cintura di peccaminoso tessuto bianco
guidi la nostra mente in peccaminosa landa.
Gola ingorda traboccante di sudore e rosso vino,
trovi nel cibo risposte negate dal cielo,
rifugio di profumi e sapori che nell'aria corrono,
cacciatore primitivo di istinti piacenti.
Avarizia arrogante avanzi nel tuo cartaceo mantello al tintinnio di monete,
scarpe d'oro,tacchi di diamanti pestano le mendicanti mani,
soffi verde fumo a chi chiede sostegno,ridendo dalla rubinosa bocca.
Invidia gobba siedi nel buio della tua stanza,
occhi malvagi gonfi di lacrime osservano il sole lontano,
sperando in doti che mai avrai,sognando sorrisi e amicizie
che plasmi e modelli nei pensieri tuoi.
Superbia sfrontata nel riflesso di corone reali,nei ruggiti marroni di criniera,
folle sentimento di superiore pazzia sottometti a te tutti,
sovrano di un regno di carta e fumo,illusoria patria di dittatori.
Accidia indolente sul prato della vita che veloce scappa,
rilassi la mente e il corpo,svogliato,apatico verso te stesso,pigro per gli altri,
sprechi il dono più grande oziando immaturo e già ebbro di fatiche.
Ira funesta era del pelide Achille,rabbia inconsulta che rompe gli argini,
valanghe e slavine,turbini e tempeste,ira del mondo,ira del fecondo
ventre che in calma apparente nasce furibondo.


Crepuscolo dell'arte

Delicate muse perchè fuggite al mio sguardo?
Perchè non bisbigliate dolci parole al mio orecchio?
Vago solitario in questa terra derisa e umiliata
che di poesia altro non si tratta,delirante arte!
Folle intruglio di passioni incatenate in umili parole,
a stento reggo la vostra potenza se unite
e accomodate dal caos mentale del mondo.
La notte priva di stelle reclama la sua dama,
oscurata da spesse nubi la luna piange silente
nell'ammiccare di lampi bramosi di tempeste.
Negli albori della nuova società non vi è più spazio
per le umanistiche passioni,per le poesie dell'animo.
Il sole volge lento al crepuscolo dell'arte.


Rinascita

Il giorno dell'amore sarà la mia rinascita,
in odio il mio animo si tramuterà,
dando sfogo ad una collera troppo a lungo in catene tenuta.
Ali nere di corvi erranti saranno la mia guida
nel mondo nuovo che occhi vuoti vedranno.
I sensi miei tutti all'unisono canteranno una melodia
di vite spezzate,di lacrime versate,di grida che in echi muoiono.
Mi fonderò con la notte e il suo freddo mi farà da culla,
le sue stelle da dolci amiche e la luna da tenera madre assassina.
In solitudine vagherò su soffice rena all'alba fuggendo
finchè un covo di ombre non farà da giaciglio mio.
Passeggerò fischiettando tra cadaveri brulicanti di vermi,
banchetterò sulla bara di quella che una volta chiamavo "vita"
e dormirò tra voi,o anime perdute.


Pennellata rossa

Celando le lacrime con maschere sorridenti
penso a quello che è stato,rivivo l'attimi intensi
passati insieme e soffro in silenzio.
Sono di nuovo con te nei miei pensieri solitari,
nulla può distruggere il nostro castello in aria,
nulla potrà mai cancellare ciò che è stato.
Cerco di capirti ma proprio non ci riesco,
per te sembra che sia stata solamente una brezza leggera
ma tempesta impetuosa ha mosso il mio essere
come mai era accaduto.
Non credevo finisse in modo così freddo,
una voce sospesa in aria,senza corpo,ha sentenziato
la nostra rottura con disarmante disinvoltura.
Non ti vedrò mai più come prima,
ogni tuo gesto mi porterà indietro,
a quel pomeriggio casto ma stupendo.
Il tuo sorriso ad ogni battito di ciglia tornerà a splendere,
la tua risata riecheggierà nel silenzio più assoluto
finchè un giorno scapperà nei ricordi perduti
nel tempo,nella recondita parte della mente
dove riposano polverose le vecchie emozioni
un tempo credute infinite e uniche.
In questo ciclo assurdo che è la vita
tu sei stata il mio cardine,il mio perno per un periodo
che speravo eterno ma che in realtà è stato,
come ogni cosa,solo uno sprazzo di gioia tra i dolori,
solo una pennellata rossa su tela grigia.