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Bolle di sapone, di Emanuela Nardi

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Avide arpie divorano resti di sogni
feroci ladri, sciacalli di niente:
giù le mani dai miei pensieri.
Cercate di afferrare bolle di sapone:
sfioratele appena e avrete in pugno solo l’aria.
Le onde spumose non si lasciano bere da scogli riarsi.
L’inconsistente leggerezza della mia ingenuità
è soffice e gonfia come candide nubi.
Acqua sono e acqua pura scenderà dai miei occhi
quando la pioggia laverà il fango che copre la terra,
ignobile sotterfugio di intrighi e di cavillosi inganni.
Fuori è freddo, piove tempesta.
Ma infiammata dall’ebbrezza di seducenti parole
dentro io ardo di travolgenti passioni.
Amo e mi rinnamoro ogni istante.
Muta mi avvolgo nel mistero della Luna e del Sole.
La maestosa bellezza mi spezza la voce:
le lacrime silenziose si mischiano ai sorrisi.
Per un attimo il pensiero sfiora l’Eterno.
E subito mi sento risucchiare dal cuore della terra.
Da lontano la scia di un profumo mi riconduce all’infanzia,
chiudo gli occhi, mi disperdo nell’eco di canti sublimi.
Al risveglio l’anima è trafitta da arcobaleni di grazia
che irradiano l’etere di un’alba primaverile,
preludio di un’estate ridente di nuovi colori:
oggi è il futuro.
Vivo e rivivo ogni respiro.
Come ruberete l’inafferrabile?
Si può forse fotografare l’invisibile?
Nessuno può sfiorare la mia felicità:
leggera, trasparente, autentica,
armoniosa, silenziosa, assoluta,
fragile.