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Di notte
La notte
misteriosa ed
accorta
m’è amica.
Dolce
tra le pieghe del letto
ancora rifatto
gracile
mi confonde.
Nella quiete
delle piccole ore
Il buio
fa alzare in volo
argomentazioni
e sensazioni
mentre
indifeso e nudo
fisso
ciò che il cervello
inconsapevolmente
trasmette alle mani.
Confuso
raggruppo idee,
disegno evoluzioni
e vivo,
stanco di venti
contrari
e di quella sorte nera
impossibile
per i miei marinai.
Nelle mie mani
il destino
e la fortuna
dei lidi
sognati ed
indifesi
dove tutte
le addizioni
figurate
danno quel risultato
che
ostinatamente mostro
da sempre
al mio cuore.
Il trapezista
Incomplete
ed inestricabili rotte
guidano
i miei passi
sopra il filo.
Piccoli brividi
percorrono
le similitudini
danzanti
del cuore
ineffabile ed
incorrotto
a dieci metri da terra.
Gli occhi
si chiudono
per frangenti eterni
ostracizzati
dall’encefalo,
fantasticando
il percorso delle stelle
e l’esodo
delle terminazioni
mentre il cannone
sordo
illumina cantando
gli astri
sul tropico.
L’ultimo passo
sinuoso danza
disegnando l’ultimo
ed indifferente
volto
che filosofeggia
ridendo
con il trapezista
del circo del miocardio,
dello spettacolo
quotidiano
di mangiafuoco.
Per il Tibet
Fiacchi
ed inermi
le lancette
della discordia
fissano
alla croce
nuovi Gesù Cristi.
E cotante Madonne
disperate
strappano ferine
lembi di pelle
dai loro volti
ormai alterati
dal tempo.
Si squarciano
sobbalzando
i veli del tempio
dove
sconosciuti dottori della legge
proliferano
al suono delle nuove campane
al comando
di eserciti disorganizzati
e incompleti.
Ecce homines
gridano dall’alto dei loro palchi
i reggenti
mentre
folle numerose
di novelli cristiani
aspettano
impazienti
la morte
del venerdì santo
sicuri
di una resurrezione
che forse stavolta
non ci sarà.
Nessuna musica
Soffocato
ed emarginato
agli angoli
del mondo
ho vagato
senza meta
per migliaia di chilometri.
A piedi nudi,
sconfitto
e violato,
ho bevuto
a larghi sorsi
alle fontane
dell’indifferenza degli altri.
Poche mani
e pochi sorrisi
alla tavola
dei giorni
che ineffabili
mi hanno
trascinato fin qui.
Nessuna musica
per i miei organi
né per le mie estremità
che appendici
sono
e rimarranno.
Solo sensazioni
e vibrazioni
da leggere attento
per non cadere
in luoghi fuori moda
che familiari
bussano
inascoltati
e paurosi
alla mia porta.
L’urlo del silenzio
da fuori
mi penetra
sconvolgendo
i tempi
che indolenti
trasmettono sentimenti
neuronali
ingigantiti.
Sono stanco
ed infreddolito
nel buio della quiete
che da sempre
mi accompagna,
cullandomi
per istanti eterni
che oscillano
al suono
della musica
che solo io
mi porto dentro.
Salvezza
Stasera ho mischiato
troppo
le alchimie
ed ho perso
il sistematico
filo rosso.
Mi sono alzato
mille volte
da questo tavolo
così minuto
e pieno
delle briciole
di una cena
veloce e inconsistente
Può essere
che sia finito il vino
o che la parete
bianca
stasera abbia perso
quell’ispirazione
che lenta
ha dipinto
per me
le parole che da sempre
mi fanno compagnia.
Cerco sistematico
tra le crepe
dell’ultimo terremoto
le parti del discorso
del silenzio
di questa stanza
che lontana
c’ha legato
al panico dell’assenza
per l’ultima volta.
Cerco
impaziente e
frenetico
l’ultima moneta
quella luce che
improvvisa
si accende
dopo le scale…
quella speranza
oltre la porta
che mi fa
infilare i pantaloni
imbracciare
romanticamente
la peggiore
delle mie camicie
infilare al volo le scarpe
e correre
correre
correre…
verso la vittoria.
Gioco
La ruspa sotto casa
lavora incessante
ed incessante batte
eludendo il mio riposo.
Che gioco squallido
chiedo a me stesso
con gli occhi
chiusi ancora
ed un senso
enorme ed ingombrante
di nervoso già
distinto.
Rido di
rabbia
chiudendo i pugni e
cercando la bottiglia, mentre
m’alzo
malinconico ed incredulo.
Squassato dal sonno
solido,
allibito ed
alienato,
schianto parole come
siluri oltre il vetro.
Minaccioso un dito s’alza
mostrandomi la via
che non seguirò
certamente questa volta.
In fondo
inesatta è l’ora per dormire
pronte dovrebbero rispondere
picchiettando le idee
che ronzano intorno
come mosche sulle vivande.
M’illumina un pensiero
mentre il caffè sale
piegandomi dalle risate
per il gioco
che anche stavolta
creo indisturbato
mentre il gatto rovescia
monetine di felicità
nella mia tasca
nuda.
Per questo ti chiamo amore
Il movimento dissociato
del cuore
e la fragile incompletezza
del significato
intimo delle parole
non appagano
il desiderio di fare
di te
l’unica
la sola….
affranto
e spaventato
di fronte alla grandezza
di ciò che provo,
cerco
nell’elemento più piccolo
e semplice
di spiegarti
nella semplicità
che tutto risolve….
per questo
ti chiamo
amore
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