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L’Ambasciatore, di Giovanni Lazzara


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L’Ambasciatore
1963 3 Maggio impugnando una valigia
piena di speranze e di colore grigia
stazione Ferroviaria “Xirbi” nel Nisseno.
Sono impaziente di prendere il treno
che mi porterá lontano, la prima meta sará Milano;
dopo 24 ore ecco arrivato
mi sento, triste e demotivato,
mi dirigo al terzo binarioper consultare l'orario
vorrei parlare, ma non riesco a dire una parola
perché un nodo mi stringe la gola.
Gli occhi di lacrime velati
della nostalgia sono i risultati
sono confuso e forse anche deluso,
mi sembra avere allucinazioni
perché risento tutte le fasi di raccomandazioni,
e di parole me ne risuona una:
(quella di mia madre)
“figlio mio.Stai Attento! E buona fortuna!”
Con i miei 17 anni mi sento un bambino,
e la mia meta è la Germania Wolfsburg nei pressi di Berlino.
Attraversando la frontiera ecco che trovai la sorpresa:
un’altra lingua ed un’altra bandiera.
Una parola non la capivo e di parlare ne ero privo,
ma con gesti e buone maniere incominciai a farmi intuire,
mi adeguai quasi subito al costume
senza mandare niente in frantumi,
esempio: la mia originalità
di vero siciliano, l'umiltá la dignitá e l'onestá
ho trasmesso loro la nostra cultura,
anche se a loro faceva paura
perché è inutile fare orecchie di mercante
ma sulla nostra Italia se ne sono dette tante .
Con molta buona volontá e pazienza
della nostra civiltà li portai a conoscenza,
con grande convinzione,ed altruismo
risultato? L'afflusso in Italia del turismo
Ed avendomi fatto tanto onore,
non mi sento piú un emigrante.
Ma, un vero Ambasciatore.

 

G.L.