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Altalena e altre poesie, di Sandro Spallino      

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Altalena            

 

Ho la forma di un vaso

E pensieri obliqui che non

Sanno starci dentro,

mi sento il cranio e una

inquietitudine bluastra,

osservo cio che sputo

da un’altalena  

mentre il tuo ghigno luminoso

la mette in rotazione,

ho il vino e il vestito bordo’

che ha il suo carattere e il

suo stesso odore di demonio,

viola parete, e cicche sparse,

magnesio, penso che hai bucato

la mia vita, spogliata dinanzi

a me allora hai spogliato

la mia sorte, non sono niente,

non ho niente,

mi cerco continuamente

strappandomi le unghie

dall’anima,scorticandomi,

fuggirono

le mie passioni su ali

di farfalle e sono oggi

piantato a terra, devo leggere

le righe, neri scarabocchi,

Visione, attesa, ma tu dove

Sei strega infantile

Mentre si sformano le

Mie mani e mi spacco

Col tuo bastone d’indifferenza

E ti aspetto per farti leccare

Le ferite e il sangue.

 

 

 

“Oltre la tempesta”

 

Non vedremo più i tamerici

avvinti all’assetata luce,

nembo o vortice che assonna i lidi,

dal mare irrompe in spume.

Torneremo alla tempesta che

sparpaglia, un acqua a un suolo

che barbaglia, ricorderemo ch’era l’ambra

il presagio, il cane impazzito che abbaia.     

Il tempo che tu pensi sovrano,dacchè inarchi le ciglia!

Qui si  è fermato.

Qui non ti si raggiunge…la mente distoglie d’un tratto,

ogni suo atto, è l’istante in cui qualcosa

t’ha salvato con invisibile mano…

Mario puoi vederla nel buio agitarsi d’un ramo,

slegata all’esilio che la chiude

e discesa a te per finestre mal chiuse,

e trapela un   presagio di ventura…dall’aldilà.

E’ la stampato su uno specchio di lago,

ciò che poteva essere di te altra sorte,

ma non è stato.

 

 

 

 

“Hai profonde le radici in me”

 

Hai profonde le radici in me,

come un salice che non ha tregue.

Hai linfa e sussurrate preghiere…

anche il tuo nome freme laddove sta scritto,

in rari abbagli di luce,

sott’acqua ove arde e traluce…

Così oggi ti penso

come a un bimbo schiuso a un evento,

mentre carezza e ti turba il vento

fuggire non posso,

ma il tuo irrequieto silenzio.

 

 

 

 

“Qui”

 

qui,

non si vive senza te

che inferti al sole

un lago di ferite…

per tua assenza qui

scorre lacrima e sangue,

muore la vite, la divinità,

l’uccello piange…

 

 

 

 

“Notte di settembre”

 

Vieni più vicino…sotto portici di luna a sentire la mia sete,

tra i flutti di laguna, in mezzo a isole i nostri corpi uniti splendenti brama.

Le tue labbra divenir più rosa piacenti impossibile cosa…

Ah! I miei occhi inzuppati di vino, muse, amo te, te…

E le tue gioie rivoli d’orgogli in fiume straripanti l’oceano infuocato a diluvi.

Amo te,nella notte di settembre,ladra d’ore,

col passar di nere cicogne a coppia ho sognato te Madelaine…

Trabocca l’anima mia di te che un prato di sorrisi in fiore sembra…ora soave ascendi il cielo come la colomba e poi carezzi me in infinito abbraccio.

 

 

 

 

“La mia vita”

 

Era la mia alla tua vita legata.

I nomi incisi su foglie di quercia

radiose ai getti di sole,

fra lo sviolinare di grilli e canti d’usignoli…

era cara la tua voce,

tenera a me nell’abbraccio,

armonia di natura,

poi un tuo soave sorriso,

e il tuo sguardo di cielo a me rivolto…

annunciazione di un bacio.

 

 

 

 

 

“La rugiada del mattino”

 

Ti sveglierai con le mie parole,

nella rugiada del mattino ove stormi di gabbiani avorio volano nel sole,anche tu t’avanzi con un cuore, tra fatiche che implorano un bagliore.

Così più esisti,fra vere e vane cose,le tue iridi ci innalzano a sortite nove…

Nascosta tra il giallo di belle margherite,

il tuo profilo a un cielo s’incide di madreperla.

Leggera fra meraviglie cammini sospesa da terra.

Credemmo così all’apparizione di una dea dell’amore stesa    

tra la selva

 

 

 

 

“Siamo noi”

 

Siamo noi

quei gabbiani che

volano alti nella febbre di luce,

e approdano vertiginosi tra le spume…

Siamo noi un trasmigrare in diverse latitudini,

a cercare il fiore di felicità che duri…

 

 

 

 

 

 

“L’ignoto”

 

Qualcuno sa svelarmi fina

ove il mio destino mi conduca;

se mi aggirerò solitario per

entro le campagne passero

cinguettante, o se come la

foglia caduca fluttuerò sui litorali;

se sarò audace come la quercia,

o labile ai soffi autunnali come la candela...!

...O se sarò nel crepitare della terra sotto la

foresta, o nella notte che si adagia quietamente

su la corolla!!

 

 

 

Dentro i Tuoi Occhi

 

Neri occhi, sublime e magica la visione,

quando ti guardo il tuo nudo corpo vola dentro

e odora, le ali intagliate dell'anima sudano e

li abitano, sono di essi Presenza e sguardo.

L'anima aveva i tuoi occhi in

Infinite colorazioni, e i tuoi occhi mi svelarono

l'Anima e i misteri della notte dalle viscere,

e l'odore della terra bagnata sentì nei miei attoniti.

Crollarono le mura della mìa città indifesa,

l'aria immortale eruppe dalle vene delle tue iridi

e mi gridò un nome, un Dio udii e colombe

incatenate

fuggirono via lontano.

Chi sei tu sconosciuta che racchiudi

il segreto del mio destino?

Chi ti ha creata cosi? Sei la vìta e

la morte, un cielo troppo

lontano il veliero su cui vago,

ma non lo sai pietra

colorata di mare, nella tua spiaggia di

sabbia mi sono perso

e ho visto sorridere l'acqua e

il miracolo del suo tramutarsi

in vino, e letto le tue giornate in un libro,

ma non ti ho mai avuta, mai toccata,

mio Amore, mio Tutto, mai,

peccato e tu non lo sai.

 

 

 

 

 

I giorni dell’amore perduto

 

…Ora che non c’è più l’amore,

 il nostro amore,

 non ci sono più amori nelle strade,

solo vento nei cortili e vestigia

 antiche di ciò che fu nostro,

il nostro cuore. Il cuore.

Camminavamo insieme,

insieme al nostro amore

e ai sogni dell’era,

svaniti come  coriandoli,

col pensiero camminavamo

dell’abbraccio e dei soli baci.

C’era un sole,

un cielo e rose nostri a brillare, sempre,

tu le stringevi col pensiero dell’amore,

li prendevi in mezzo al profumo

 dei fiori, delle stelle.

Sono fuggiti ora il cuore,

i sogni e i fiori nostri, loro,

dietro i cortili di stelle,

non li avremo più

i nostri intrecciati amori,

i giorni e le notti dell’abbandono…

 

 

 

 

Si libra l’anima al

mattino azzurro

tra le note di un piano,

e và con ali di gabbiano

su i verdi flutti e riposa in un lago

là puoi vederla vestita di un giglio

candido sussurrar a un prato,

le sue labbra si muovono

e in segreto capisci

ciò che dice: l’amore è un

giorno schiarito da un raggio

e verrà più alto più è stata

l’attesa più in fede mostriamo coraggio.

Così si invola il gabbiano

e asciuga lacrime tramutando in perle,

raccoglile in mano e tutta la luce

tutto l’amore per la vita avrai in viaggio.

 

Sandro Spallino

 

 

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