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Accordi e disaccordi, di Michele Muzi


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23.48

23.48
e mi chiedi
se va tutto bene..
23.48
ed il cuore
traballa
palpitando a mille
tradendosi in gola..
ti fai beffe di me
volere o non volere…
giochi
letale coi miei sentimenti
mentre i secondi
passano
distruggendo
le mie consuetudini.
23.48
e sembra non finire
questa tragedia
quest’inutile
enfatica
e stupida fatica
che lega il mio cuore
al tuo
strizzandolo
come il peggiore
dei panni da cucina.


Avere trent’anni

 

Ho trent’anni
e non sono più
un bambino.
Combattente
solitario
dei miei imperturbabili
momenti no
e delle mie voglie
strane,
ho lottato
contro milioni
di bottiglie
e sigarette
e opposto
ai mulini a vento
delle contingenze
e dei pensieri
degli altri.
Sono
indiscutibilmente
cresciuto
testando
la mia vita
al passo della generazione
che mi porta
sempre più spesso
sulla linea
verde
della passione
e del singulto
diverso
dell’indifferenza.
Perciò
trattatemi da tale
e guardatemi
lisciare la tigre
che ho ammaestrato
anche per voi.


Discordanze

 

Le interferenze cosmiche
dell’encefalo
sibilano
stridendo con gli atomi
del profumo dei neuroni
che fischia
al richiamo
stupido delle papille.
Fila lento
il raggio
del ricordo
di un pensiero lontano
forzando
la millesima parte
del cosmo organizzato.
Nasce per attimi
la sensazione
del vuoto apparente
oltre la vetrata dei sentimenti
che insensibili
si toccano
chiamando
i segni oltre il limite
franco e degenere.
Sale
inascoltato
l’urlo gelido
della quinta essenza
che reclama
dai bassifondi
la luce vibrante
che il giorno
nega.


Donnabambina

 

Passavo di notte
sotto la tua finestra
mentre ragazzo
inesperto
fantasticavo
simulando realtà
non vissute e
consunte
sul materasso di casa.
Guardavo
oltre i vetri
offuscati dalle nebbie
delle urla
di tuo padre
e dalle lacrime
oscene
di tua madre…
e tu
piccolo fiore
in un angolo
a guardar
passare il tempo
le nuvole
ed i tuoi migliori anni.
Deluso
ed impaurito
sono fuggito
piangendo l’angoscia
della mia coscienza
finendo ai margini
del lato opposto
della strada.
Consapevolmente
ti ho evitata
guardando
distaccato
le ferite e le more
del tuo corpo
ed il sangue
della tua linea.

Ti ho incontrata
vent’anni dopo
annoiata e sola,
sfatta ed avvilita
donna
per un attimo
con gli occhi
della stessa bambina.

 

Fine d’un amore

 

Inarcata la schiena
cavalco la tigre
inespressivo e solitario
oltre le guaine
del tetto
e della veranda
fuori di casa
lungo le strade del mondo.
L’ho guardata
fisso
negli occhi
senza paura
mordendo il passato
del ricordo
di ieri.
Vinco
con la maglia lacera
la tragedia di questa notte
dove l’invito
alla vita
scorre lento
nell’ugola della vita
dove il grappolo maturo
muore
martire
per la saggezza
della gola
e vomito
sazio dell’amore
la tristezza
dell’ultimo goccio
di un amore sterile
che suona
flebile
fuori della porta di casa.

 


Non ce la faremo mai

 

Mi rimetto stanco
i pantaloni
mentre ti osservo
davanti allo specchio
che ti rifai il trucco
sfigurata
oltre la linea
che il tempo
ti impone.
Ti vedo
mentre flebile e sfinita
ti infili il vestito a fiori
appassiti
che tanto una volta
mi hanno fatto sognare
ed indovinare
le tue forme.
Un alito di vento
gioca fra le tue gambe
mentre dalla stanza
ti sposti
in direzione del frigo
vuoto d’amore.
Mi allaccio
con non-chalance
i bottoni
dell’autocensura
fischiettando il mio motivo
per rompere
la linea dura
delle parole
che
impietose
si leggono
nell’aria…

non ce la faremo mai

 


Malinconia d’estate

 

Il tramonto oltre l’orizzonte
con le barche
che lontane se ne vanno
e la malinconia
dell’ultima lacrima
che innocente
solca il tuo viso.
L’ultimo schiaffo
gelido
ed infranto
cuoce la guancia
ed il cuore
mentre i gabbiani
si tuffano
alla ricerca della sopravvivenza.
Ruota piano,
silenziosa e flebile
la notte,
mentre tutto
inequivocabilmente perde
dell’esattezza
delle linee
che infecondo
traccio
tra le pieghe
strette
della mia camicia interiore.

 

Perdono

Sdraiato
sul divano di casa
ho pitturato linee
d’aria delicate
sputando
silenzioso
dalla sigaretta accesa.
Ho tracciato
la consuetudine
del tuo viso
sul vetro della finestra
e fiori
oltre l’orizzonte.
Spirali
e nuvole
di differenza
concentrati
sul pianto
e sulle urla
dell’anello
lanciato e perso
sulle scale.
Ho riempito
di parole e fumo
la mia bocca
snocciolando ragioni
che sapevano
di specchi sudici
e fradici
della regolarità
incapace
che non ho saputo dimostrare
e che ogni volta
mi frega
consumando
a morsi
la coscienza.