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A mia moglie, di Giuseppe Porpiglia

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Il giorno del matrimonio

Non era ancora l’alba
e tu eri già desta.
Ti vestivano a festa
e tu indossavi il lungo velo
con tante rose.
Dal balcone di casa
ti si scorgeva
in ansiosa attesa.
Io giunsi di buonora
ed ero raggiante,
anche se pensavo
ai miei parenti
che la guerra
teneva lontano.
Mentre il tuo papà
ti portava all’altare,
la chiesa emanava
un profumo forte
di gigli e di rose.
Alle note dell’Ave Maria
ci trovammo fuori,
con la mano nella mano.
Un gesto che da tanti anni
ripetiamo con amore.

 

La notte più lunga

Ci ha accolto
una notte di maggio,
con i suoi sapori d’amore…
Oggi ricordo ancora
come era il tuo viso
e il tuo sguardo
che ancora mi ispira
pensieri profondi.
E’ stata la notte
più lunga….
Avevi il timore dei grilli
che si udivano
dal nostro balcone.
Quella sera noi,
soli sulla terra,
aprimmo le porte all’amore…
Un amore sublime
che negli anni resta
ancorato nei nostri cuori.

 

Regina d’Italia

Santa Margherita, regina d’Italia.
Oggi e la festa della mia sposa.
Ti ho conosciuto
quando c’era la guerra,
quando la morte
era sempre in agguato.
Mancava di tutto in casa:
l’acqua ed il cibo.
Al suono della sirena
si correva tutti
al ricovero.
E, proprio in una delle
tante fughe dalle bombe,
il mio sguardo
si volgeva su di te.
La mia mente si liberava
d’incanto
da ogni altro pensiero.
Eri la più bella,
regina d’Italia.

 

Dorme la mia sposa

E’ l’alba ed il sole non scalda.
Una nebbiolina risale dal mare
verso la collina,
avvolgendo ogni cosa
con un abbraccio d’amore.
Dorme placidamente
la mia sposa.
Al buio della camera
non sogna,
ma registra, lo stesso,
come una macchina da presa:
ode i miei passi,
per quanto leggeri
sul tappeto.
Annota nella mente
ogni suono
che viene dal giardino.
Sente il canto delle tortore
e lo schiocco del merlo.
Per un attimo resto fermo:
Non so se dorme o è desta.
Nel dubbio
è meglio che mi allontani
senza far rumore.

 

Giuseppe Porpiglia