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Girolamo Galluccio



Memorie


Se il cielo è senpre cielo e il mare anch'esso
é mare, se lo sguardo si volge nella volta
del cielo dal nadir allo zenit, o dall'occaso
attende dell'aurora l'arrivo, quale del peregrino,
luogo è nella memoria che le forti passioni
hanno l'orma più fonda i segni più marcati
che temprano i ricordi nel corso della vita,
cercando i suoi germani amori, sensazioni
nuovi orizzonti, sconosciute emozioni,
dietro bianca la scia oltre quelle colonne
che videro Odisseo fino l'ultima volta?

Laggiù dove la valle con il mare si sposa
e l''acqua del Tordino con quelle salse
mesce, l'Adriatico verde lambisce il cielo
all'alba fra nuvole di fuoco e dietro è il sole.
Man mano che lo sguardo si ritrae e ritorna,
a fronte la collina mi nega l'infinito, sì piena
è di colori: il bianco dei calanchi" e l'oro mitico
del grano, il giallo vivo e intenso delle ginesre.
L'immensità del Monte il gigante che dorme,
si staglia così in alto, forte gentile e bello
che la valle recinge quando giunto è il tramonto.

Di Scilla e di Cariddi ancora le tremende
fauci mi sembra di rivedere rivoltar le acque
che univano le terre dei Siculi e dei Brutii;
l'azzurre acque intrise di memorie e di storia
di prodi fuggitivi gli effimeri sentieri.
Se a mezzogiorno miro dove si perde il mare,
nella calura estiva dove l'azzurro sfiora
e fa tutt'uno il cielo, labile vedo l'ombra,
di Vulcano e di Stromboli e le sorelle tutte,
ma già sì come in sogno, la fragranza di aranci
profumo di ginestre e il verde degli ulivi
mi han rapito.

Girolarno Galluccio
Teramo, 4 settembre 2007

 

Transumanza

Scendono giù dai monti e le giogaie
delle terre d'Abruzzo coi pastori
le greggi, e dagli stazzi se ne vanno
frammezzo ai fiumi d'erba dei trattori
dai monti d'lnteremnia e della laga
di L'Aquila, Celano e Pescasseroli
alle terre dei Dauni al Tavoliere
dove le messi indorano d'estate
intorno a Foggia e la Capitanata.

Vanno le greggi al grido dei pastori
silenti c'ogni pietra ed ogni stazzo,
le sassose pendici dei massicci
le fresche acque delle antiche fonti
par che rammenti loro le stagioni:
odon le stessse voci dell'altr'anno
l'abbaiare dei cani, e poi l'odore
dell'erba fresca e alta delle valli,
gli stazzi e il riposo della sera.

Ed è già notte, e giorno e ancora notte,
chè il tempo passa e i primi in riva al mare
l'orme lasciano già sulla battigia
di lor piede profonda nella sabbia,
l'orizzonte vedon laggiù che fa tutt'uno
fra cielo e mare dal tramonto all'alba
fin le carsiche pietre del Gargano
le verdi scorgono già terre dell'Apulia
del viaggio meta, venuti qui a svernare.

Giroluno Galluccio
Teramo. 07 luglio 2007