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19 Marzo, ore 18:00, di Patrizia Campitelli

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A tratti la musica s’interrompe
E la ragazza guarda fuori dalla finestra
E aspetta
La musica riprende
un pianoforte, uno tzigano
sotto, l’uomo ha già acceso il motore
e se ne va, rimorsi ancorati a quella finestra;
e il vicinato si lamenta
e il gorgoglio dei tubi del gas si mescola alla musica;
la ragazza appoggia la testa sul manico della finestra;
sotto, bambini galoppano scope
e hanno pose da manichini
e la ragazza getta tra loro una foto, un uomo, una donna,
ma le si sfila l’anello dal dito che cade giù e tocca l’asfalto e rotola e bizzarro e aggraziato
è la ballerina di prima fila, che s’inchina e l’applauso del pubblico la sommerge, l’ alimenta, l’abbandona.
Un silenzio profondo e si ode l’ultimo tintinnio del metallo;
la ragazza guarda davanti a sé e si spaventa
nel vedere la stanza riflessa sul vetro della finestra;
ombre d’uccelli neri si ancorano come punti oscuri nei suoi pensieri.
Dov’è la musica?
Sotto i nostri piedi non ci sono più fiati.
Intravede dalla strada un punto rosso forse,
una macchina, uno striscione da stadio.
Guarda il muro della stanza.
Luci di fari sono fantasmi e le passano sopra la testa e sospirano
Sono assassini
Scenderebbero dal pianista
Per buttargli dalla finestra gli ultimi spartiti di quella musica
Sottofondo di un attimo che non passa.