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Marco Josto Agus nasce a Roma il 9 giugno 1978.
Consegue la Maturità Classica nel 1997 e, successivamente, frequenta l'Accademia di Belle Arti di Roma dove consegue il Diploma in Pittura nel 2002, discutendo la tesi "Poetiche Incisioni", incentrata sul parallelo artistico-letterario tra Umberto Saba e Giorgio Morandi.
Titolato all'insegnamento di "Disegno" presso le Scuole Medie ed i Licei Scientifici.
Dal 1995 al 1997, frequenta a Cagliari lo studio del Pittore Luigi De Giovanni perfezionando le tecniche olio ed acquerello.
Contemporaneamente agli studi accademici, frequenta il Corso biennale della "Scuola Libera del Nudo - Disegno dal vero della modella". Sempre in ambito accademico, si specializza in "Incisione, Acquaforte, Acquatinta e Puntasecca".
Vincitore di 3 Borse di Studio (ADISU) per meriti Universitari.
Vincitore del "Premio Incisione su Ardesia" indetto dal Comitato Ardesia" di Lavagna (GE). Significativamente e per ragioni strettamente personali, ha voluto che tale Premio fosse poi attribuito e consegnato ad un suo Collega di studi.
Nel 1997 espone presso la Galleria "Mentana" in Firenze; nello stesso anno, promotore del progetto "Pittura, Musica e Poesia", presenta i suoi lavori presso il Castello Orsini, in Avezzano (AQ).
Nel 1998, collabora alla realizzazione delle opere "Visione Onirica", "Interno Metafisico" e "Giardino degli Ornelli", nell'ambito di rapporti Artistico-Istituzionali tra l'Accademia di Belle Arti di Roma ed il Comando Carabinieri del Ministero delle Politiche Agricole in Roma, ove le opere sono permanentemente collocate.
Nell'aprile del 2002 in Avezzano, propone quella che sarà la sua prima ed unica "Personale" ed in novembre, nella stessa città, partecipa ad una Mostra Collettiva presso la Galleria d'Arte Moderna".
Nel 2003-2004 partecipa, invitato dal Comune di Avezzano - su segnalazione del "Comitato Scientifico" preposto alla "Ricognizione dell'Arte visiva attualmente espressa nell'area Marsa" - alla "Rassegna Generazioni a Confronto".
Valente pianista; poeta; appassionato studioso di Dostoevskij e profondo conoscitore di Van Gogh (suo è il saggio critico-letterario sulle "affinità artistico-religiose" tra questi due Artisti); autore di "Tesina di psicologia dell'Arte" e di critiche sull'Arte.
Ha svolto servizio civile sostitutivo quale operatore presso l'ANFASS di Avezzano, esplicando attività di sostegno inerenti alle proprie peculiarità artistiche a favore dei diversamente abili.
Autore di numerosissime opere pittoriche (olii, acquerelli, chine, sanguigne, incisioni in varie tecniche, acqueforti, pastelli a cera, matite grasse, disegni); scritti e critiche sull'Arte; poesie e saggi; "lettere a Van Gogh". "Colorismo" é il titolo di ciò che ha definito "il mio manifesto pittorico”.
Dal 23 febbraio 2004, accompagnato dalle carezze della madre che lo ha preceduto, percorre la strada dell'Eternità.
http://marcojostoagus_arte.blog.tiscali.it
http://artedimarcojostoagus.blogspot.com
Centro Studi Marco Josto Agus
Via Canada, 2
67051 Avezzano (AQ)
0863-410377 329-1575294
Cliccate sulle immagini per ingrandirle |
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Senza titolo (Autoritratto) acquerello 50x70 epoca non nota |
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Solitudine pastelli a cera 14x21 epoca non nota
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Alghero acquerello
32x41 1997
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Il Capostazione olio su tela 50x70 epoca non nota |
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Senza titolo (Campi) linoleografica 21x32 epoca non nota |
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Natura Morta con pesci di Cagliari disegno a matita 1997 |
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La Critica
ESISTENZA IMMORTALE Giusto omaggio ad un grande ragazzo. Importante testimonianza di una presenza culturale che ha solide radici intellettuali. L'arte di essere e di dare, anche quando fisicamente si è assenti, è un'arte unica ed irripetibile. In un mondo di effimeri successi, falsi miti...ci sono persone che sanno trasformare gli atti di amore in lezioni di vita. Un cuore libero che batte, batte, non si è fermato, non si fermerà, perchè sono state fissate indelebilmente sulla carta e sulla tela luminose intuizioni sgorgate da un cervello ricco di fantastici sogni, che restano immortali. Quadri e scritti, pennellate poetiche. Mi viene alla mente Cesare Pavese..."La poesia non fa che dare un'esistenza immortale alla vita"...
Così è Marco Josto. (Mimmo Logozzo - RAI TG3)
VITA SPEZZATA a 26 anni da un fantasma crudele...grande dignità nella sofferenza...fino a quel momento è stato un'esplosione di creatività - artistica e letteraria - della quale nulla va perduto...Il suo talento era nell'aria, manifestato anche nella poesia e nella musica...Lui, una mattina, ha cominciato a suonare Chopin...Leggere Nietzshe gli dava lo stesso piacere dell'ammirare un'opera d'arte. Non per "appartenere" ma per "conoscere"…(Anna Piccioni - L'Unione Sarda)
ARTISTA COMPLETO, che alla conoscenza tecnica acquisita egregiamente ed alla sua cultura elevata, ha saluto veicolare una grande sensibilità, come elemento fondamentale per tradurre in arte anche pochi tratti a matita. Dalle sue numerosissime opere si evince la varietà delle tecniche usate e, soprattutto negli oli, la luminosità dei colori puri. (Maria Astone - Presidente Associazione Artistico Culturale SITIARTE)
INCROCIANDO CON LO SGUARDO i lavori di Marco Josto Agus si ha l'impressione di avere a che fare con artisti diversi, tutti di grande esperienza e di provata arte : invece no, si tratta di un giovane che ha prodotto veri e propri capolavori... Un talento, insomma... (Pierluigi Palladini - Il Tempo)
IL TOCCO LEGGERO DELL'ALA di un angelo, i colori caldi e luminosi di un Artista che sa comunicare emozioni. E' proprio grazie al suo talento che Marco Josto Agus sarà ricordato per sempre da chi avrà la fortuna di conoscere le sue opere. (Yvonne Frisaldi - Il Centro)
LA PROFONDITA' DI MARCO JOSTO riesce a spezzare le catene, giungendo alle porte del mondo delle idee...C'è una poetica avvolgente in tutta la sua opera, che batte i rintocchi dell'arte come la campana di una cattedrale, come un vento che consiglia e sprona all'impegno assoluto della conoscenza…(Roberto Mura - Il Giornale di Sardegna)
RACCONTA, INTERPRETA ED ESALTA nei suoi quadri l'etica del lavoro…la teologia della bellezza… (Angela Trentini - RAI Il settimanale del TG3)
LA POETICA RECISA di Marco Josto Agus...La poesia di Marco Josto Agus suona come un invito per chi entra nella sua Galleria...all'improvviso, dietro una piccola porta, i "Colori" di Marco Josto brillano e si lasciano interpretare. In ogni quadro c'è la sua anima, solare come i girasoli, fiera come un autoritratto, naturale come un paesaggio, passionale come un nudo,forte come una torre, giovane e immortale come la sua voce. Il 9 giugno compirebbe 28 anni, ma la sua arte ne dimostra infiniti. Nell'"Iperione", il poeta Friedrich Holderin scriveva "solo la bellezza rivela l'infinito; e la prima figlia della bellezza è l'arte. Marco Josto figlio dell'arte, ancor prima che dei suoi genitori, possedeva una bellezza infinita e la esprimeva nella pittura, nella poesia, nella musica, nella vita di tutti i giorni...Ritraeva uno spazzino...una contadina nei campi, il lavoro dell'uomo nell'aspetto etico. Fuori da uno schema iconografico, catturava l'anima e riusciva a fermarla... (Antonietta Demurtas - Godot News)
MA PIU' CHE I RICONOSCIMENTI, ci preme illustrare la vita calata nell'arte di questo giovane che nelle sue opere, alla continua ricerca dei colori della sua anima lucida e tormentata, trasmette emozioni e passione e così, immortale, vive nelle sue pennellate il suo grande talento. (Frida - La Provincia-Magazine)
NEL SEGNO PITTORICO di Marco Josto una maturità espressiva che testimonia non solo studi e preparazione di tipo accademico, ma soprattutto un talento espresso con un uso della tavolozza, con una compiutezza compositiva, con forma e sostanza da pittore navigato. Mi piace pensare che questa pienezza sia la testimonianza che più rende giustizia ad un Artista a tutto tondo, che ha lasciato una nitida impronta di sé, come un novello classico, nonostante il Tempo sia stato così avaro con lui. (Beppe Palomba – Presidente Accademia della Bussola)
PERMETTERE che il silenzio possa cancellare o, in qualche modo, rendere meno chiare le orme di coloro che sapevano muoversi nel mondo dell’arte , sarebbe un atto imperdonabile, quasi colpevole.
Spetta soprattutto a chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscere, di vivere con determinati artisti , ravvivarne il ricordo.
Contribuire a costruire quel ponte ideale che consente la comunicazione …, significa non solo porsi dalla parte dell’arte, e quindi del bello, ma consentire che altri possano giovarsene. Possano continuare a stupirsi e, nella magia dell’emozione e dello stupore, sentirsi rinvigorire l’anima.( Rosalba Satta Ceriale, Làcanas, giugno 2007) |
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Il manifesto pittorico di Marco Josto Agus
C O L O R I S M O
La rinascita dell’ismo
Con la caduta delle torri gemelle a New York, l’arte, che negli ultimi venti anni aveva trovato nelle gallerie americane il proprio spazio espositivo, sembra essersi fermata, come del resto, per un breve periodo, anche il resto delle attività umane.
Dalle macerie della civiltà nessuna luce sembra balenare e le arti, da sempre specchio fedele della società, sembrano essersi stabilmente assestate verso un nulla espressivo di difficile interpretazione.
Come sempre, così almeno la storia sembra averci insegnato, dopo una catastrofe gli sciacalli del pensiero si attivano per rivisitare esperienze o intuizioni, cercando nella tragedia stessa la leva emotiva che dovrebbe riavvicinare l’uomo alla cultura.
Ma in questo caso, la mancanza di un progetto comune, l’assenza totale, fino a questo istante perlomeno, di un genio espressivo, che raccolga e semplifichi le esperienze, non ha prodotto i risultati sperati. Cioè un nuovo linguaggio artistico di forte impatto sociale ed emotivo.
La tragedia allontana l’uomo dalla serenità, per giungere alla quale l’arte e la cultura in genere hanno sempre offerto il loro contributo, la cinematografia è implosa su se stessa producendo tutto il contrario di quello che si poteva immaginare, non terribili pellicole sulla distruzione americana, non filmati terroristici in presa diretta, ma immagini di una vita e di una società che ha osservato il pericolo in faccia senza curarsi troppo di sconfiggerlo, un’umanità non triste e paurosa, ma sostanzialmente indifferente e terribilmente inconscia del pericolo scampato.
Se da un lato questo atteggiamento non programmato, questa risposta alla morte così spontaneamente remissiva ha generato una volontà di ricostruire immediata, dall’altro ha semplificato i processi psicologici e sociali di ripresa, tralasciando una presa di coscienza del problema e il rancore e l’odio verso la distruzione.
Lungi da me sperare che questi sentimenti prendano il sopravvento, è pur vero che la mancanza di sentimenti di rivincita ha generato nel panorama culturale una mancata attività, una totale assenza di quella pletora di immagini di morte e catastrofe che ci si sarebbe aspettati di vedere.
Di contro anche l’idillio di una società senza più morte e distruzione non ha rigenerato gli animi, non li ha spinti all’idealismo e alla creazione della società perfetta.
Ciò che è mancato è la rinascita. La costruzione di se stessi attraverso il dolore.
Se l’arte, e soprattutto la pittura, ha sempre rappresentato o una realtà fittizia di colori e forme, oppure quella reale e vissuta; dopo la tragedia newyorchese la figurazione artistica non ha saputo collocarsi e riflettere su se stessa. Non si è lasciata percorrere dai fremiti distruttivi, dalle immagini catastrofiche e apocalittiche alle quali la televisione per molti giorni ha dato spazio.
Ma essendo la televisione stessa una immagine ripetuta all’infinito, questo atteggiamento potrebbe essere giustificato. Troppe volte l’aereo killer ha sorvolato le torri, troppe volte uomini e pietre sono crollati davanti ai nostri occhi, per rivedere su carta le stesse immagini.
Da questo stato di cose, da questa possibilità di tutto ricavabile dal niente, non si è giunti a nessuna conclusione, niente dal nulla è stato ricavato, niente si è prodotto.
La rinascita dell’ismo è inevitabile. Considerare il crollo della civiltà industriale come la base dalla quale far risorgere qualsiasi tipo di attività, è una condizione senza la quale nessun tipo di argomentazione diviene possibile.
Dalle macerie risorge la luce, ma dopo questa tragedia, le lampade degli animi si sono definitivamente spente, o la loro luce è talmente fioca da illuminare il ricordo, solamente.
La rinascita dell’ismo avviene dopo una lunga analisi, di quanto sinora dipinto, e si propone come il primo movimento programmatico dall’anno zero, l’anno della fine e della distruzione.
Il colorismo parte dal presupposto che la pittura sia la chiave di salvezza per l’annullamento del ricordo e della memoria storica, e che senza la sua capacità distensiva e purificatrice, l’animo umano pecchi di attivismo e forza cieca.
Per la prima volta si ha la possibilità di ricostruire un linguaggio pittorico partendo da zero, di rifondarne le leggi ed i canoni, senza dover rendere conto ( non troppo almeno) alle realtà artistiche del passato.
Il colorismo parte dal presupposto che il colore, inteso come massa dipinta, sia l’elemento dominante dell’opera, senza il quale, prima ancora della forma, la parola pittura non trova il suo completo significato.
Il colore come parte dominante del dipinto, colore steso con il pennello o la spatola, rispettando, gestualmente parlando, la maestria pittorica dei grandi artisti del passato.
Il fare pittorico, inteso come mestiere artigianale, è l’elemento dominante, non più performances strutturali o eventi mediatici, ma, nel rispetto della tradizione una pittura basata sul colore violento o tonale, densa o diluita in giochi chiaroscurali, un bel dipingere insomma alla maniera impressionista o barocca.
Con questa opera intitolata Nuit, intendo aprire il mio manifesto di propaganda pittorica, una tela dove il colore domina la scena, i blu oltremare ed i neri tingono di lutto la notte della rinascita, dove la luce della civiltà risorge, come la pittura, dalle macerie della tragedia.
Il paesaggio torna rurale, la terra chiama i suoi figli alla coltivazione ed al lavoro, i campi arati segnano il ritorno all’antico, al mestiere manuale, alla rinascita da zero.
Marco Josto Agus
Avezzano, 9 novembre 2002
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SHINING DI STANLEY KUBRICK
di Marco Josto Agus
Tratto dal romanzo di Stephen King, questo film diretto da Kubrick è ambientato in Colorado, sulle Montagne Rocciose e si svolge interamente all’interno dell’Overlook Hotel.
Jack Torrance, interpretato da un magistrale Nicholson, ha accettato di fare il guardiano di un grande albergo, che durante la stagione invernale resta chiuso e totalmente isolato dal mondo. Accetta l’incarico approfittando della totale tranquillità del luogo anche per terminare il suo romanzo.
Il padrone dell’hotel lo illumina sui possibili problemi derivanti dall’isolamento e soprattutto sulla tragica fine del precedente guardiano che, sconvolto dalla claustrofobia, aveva ucciso moglie e figli togliendosi poi la vita.
Giunto all’Overlook Hotel insieme alla moglie Wendy e al figlioletto Danny, Jack Torrance pare trovarsi a suo agio nell’enorme struttura, dotata di ogni genere di comfort.
Il piccolo Danny, che possiede lo shining, cioè poteri extrasensoriali che gli permettono di vedere ciò che altri non vedono e di comunicare telepaticamente, è a sua volta messo in guardia dal capocuoco Hallorann contro i pericoli che gli avvenimenti del passato rappresentano per lui e la sua famiglia; in particolare viene consigliato di non mettere piede nella stanza 237.
Nell’albergo deserto e isolato dalla neve, Jack manifesta i primi sintomi di squilibrio e d’insofferenza e cerca di distrarsi buttandosi a capofitto nel lavoro, che si riduce però ad un accumulo di fogli nei quali scrive la stessa frase: “Molto lavoro e nessuno svago rendono Jack un ragazzo ottuso!”
Jack comincia ad “incontrarsi” con il defunto Grady, e con altri personaggi del passato, e cade in uno stato d’isolamento e tensione che lo allontanano sempre più dalla famiglia e dalla realtà.
Anche Danny ha visioni sempre più frequenti, in particolare delle due figliolette uccise da Grady, che lo rendono consapevole della minacciosità della situazione.
Wendy, a sua volta, pur non afferrando alcuna presenza estranea, si rende conto del crescente sconvolgimento del marito e tenta di chiedere aiuto per radio, ma Jack distrugge l’apparecchio.
Solo i poteri di Danny possono stabilire una comunicazione con l’esterno: Hallorann ne percepisce i segnali e accorre all’Overlook Hotel, ma viene ucciso da Jack che tenta di ammazzare il figlio e la moglie.
Inseguendo Danny nel giardino-labirinto vicino all’albergo, però, viene ingannato dal bambino e non riesce a trovare l’uscita, finendo per morire congelato.
Con questo film Kubrick voleva decisamente creare una pellicola horror, molto in voga in quegli anni, ma rimanendo fedele al suo stile cinematografico e ideologico.
Ricorre ad elementi tipici della tradizione horror, come l’albergo costruito su di un cimitero, il patto con il diavolo (quando Grady convince Jack ad uccidere la sua famiglia), la necrofilia (Jack in una scena viene sedotto da una donna che poi però si rivela una vecchia putrescente).
Kubrick pone l’accento su questi elementi con occhio estremamente razionale, da spettatore, creando un film per immagini nitide e chiarissime, e per questo ancora più inquietanti.
La consapevolezza del dramma e della paura si ha perché quanto accade è estremamente reale, o potrebbe esserlo potenzialmente, in quanto è un dramma psicologico, derivato dalla follia e dall’isolamento.
Non sono quindi le poche scene esplicitamente horror, quelle cioè dell’omicidio di Hallorann o delle cascate di sangue che inondano l’Hotel, a creare spavento nello spettatore, quanto piuttosto l’estrema tensione psicologica che si respira per tutta la durata del film.
Il nome stesso dell’Hotel, Overlook, che significa vedere, stravedere, pone l’accento su un aspetto fondamentale del film, cioè la capacità di Danny, di vedere oltre la realtà grazie allo shining, che se da un lato rende inquieto il bimbo attraverso visioni di morte e disperazione, dall’altro gli permettono di salvarsi dal padre grazie alla lucidità e alla calma che lo sorreggono nei momenti di estrema tensione.
In quest’ottica Kubrick fa cambiare Danny d’abito ad ogni scena a dimostrazione della sua vitalità rispetto alla morte interiore del padre e successivamente della madre.
E’ senz’altro Danny il protagonista psicologico del film, la chiave di lettura e l’unico capace di salvarsi.
Danny prima di partire per l’Hotel percepisce già che si andrà incontro ad un dramma ma proprio per questo nel momento in cui esso si manifesta è più lucido degli altri nell’affrontarlo. Il dramma di Danny consiste nel non poter far nulla per poter salvare i suoi familiari ed assistere impassibile allo sconvolgente finale.
Il film in quest’ottica si legge anche come una metafora della vita, vista come lotta per la sopravvivenza nella quale soltanto il più forte, in questo caso il più intelligente, esce vincitore. L’arma che Danny userà per sconfiggere il padre invaso dalla furia omicida, sarà proprio quella che il padre ha perso, cioè la lucidità.
Jack Torrance, ex professore di letteratura, appare all’inizio del film come una persona estremamente razionale e sicura di sé e, al contempo, creativa poiché approfitterà del lavoro per ultimare di scrivere il romanzo della sua vita.
Nulla pare sconvolgerlo e poco credito offre alle raccomandazioni del padrone dell’hotel.
Ecco un uomo sembra dirci Kubrick capace di sostenere qualsiasi problema. Ma i problemi che Torrance dovrà affrontare non sono quelli per i quali è stato abituato a combattere, casa, stipendio, professione, famiglia, ma riguardano l’altra medaglia di essere uomo, cioè l’intelligenza e la lucidità psicologica.
Kubrick ci fa comprendere come questi due elementi sono indispensabili per poter sopravvivere nella giungla materiale e psicologica che è la vita, e che mancando l’uno, l’altro prende il sopravvento sconvolgendo la nostra esistenza.
Jack Torrance perderà il lume della ragione, perché si è imbarcato in un’impresa più grande di lui, non considerando tutte le possibili difficoltà derivanti.
Quella con cui viene a scontrarsi e purtroppo a soccombere non è la difficoltà del lavoro di guardiano, per la verità fin troppo semplice, quanto piuttosto la convivenza forzata con se stesso e quindi con la sua mente. L’isolamento forzato, l’eccessivo accanimento nel lavoro logorano psicologicamente Jack Torrance che reagisce in modo violento, scagliandosi sui suoi familiari.
Kubrick però non è così intellettuale da non porre soluzioni concrete a questo problema, ed, infatti, Jack Torrance avrebbe nell’amore della moglie e nell’affetto del figlio le sue chiavi di salvezza. E lo stesso Jack dovrebbe rendersi conto del crescente problema nel momento in cui meccanicamente scrive: “molto lavoro e poco svago rendono Jack un ragazzo ottuso”. La soluzione è lì, sembra dirci Kubrick, a portata di mano. E’ lo stesso Jack ad accorgersene inconsciamente e a scriverlo, ma lo svago non può trovarlo da solo, e la salvezza non è in lui.
A questo punto subentra la figura della moglie-madre Wendy che, oscuramente resta nell’ombra per tutta la durata del film. Moglie poco affettuosa e madre eccessivamente premurosa, Wendy non sa con certezza quale ruolo assumere. Intellettualmente attiva ma non certo geniale, è l’ombra del marito e la gabbia del figlio. Incapace di sorreggere e distogliere il marito ai primi sintomi di squilibrio, quello svago di cui Jack ha bisogno altri non sono che l’affetto e il calore di una donna, e giustamente indifesa di fronte alla violenza fisica del marito, Wendy appare spaesata e totalmente succube degli avvenimenti.
Il suo riscatto finale si ha immolando se stessa per la salvezza del figlio, gesto ultimo e disperato che però non certo semplificherà il futuro di Danny, pur salvandolo.
Ora, sembra dirci Kubrick, il dramma si consuma laddove i ruoli familiari si invertono o si negano, dove l’uomo cogitans cessa di essere tale e cerca di riconquistare il suo primato con la violenza, dove la donna trascurata nega il suo amore all’uomo riversandolo in maniera morbosa sul figlio, e dove Danny privato del suo ruolo di figlio, si salva grazie allo shining.
In questo gioco al massacro, in questa ottica del “mors tua vita mea”, tutti escono sconfitti : Jack muore congelato nel tentativo di uccidere il figlio, Wendy soccombe al marito e Danny, pur salvandosi, affronterà la vita come orfano.
Tesina di Psicologia dell’Arte discussa dall'Autore con il Prof. Sergio Lombardo per l’esame di Fenomenologia delle Arti Contemporanee, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, anno accademico 2000/2001. |
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A Marco Josto Agus
che percorre insieme a sua madre Luciana Maria MAI la strada dell'Eternità, é dedicato "Il Giardino della Memoria".
E' il luogo ideale ove vogliamo ricordare la sua giovane immortale esistenza affinché, attraverso la divulgazione delle opere e degli scritti, la sua Arte ed il suo patrimonio etico e culturale sia eredità per tutti.
“ Il GIARDINO DELLA MEMORIA”
fiorisce con
RETROSPETTIVE
15 magggio 2005 - Cagliari - Rassegna di Artisti in Piazza del Carmine.
16-31 maggio 2005 - Cagliari - Antologica presso l’“Antico Caffè 1855”, proseguendo, sino al 31 ottobre, con l'esposizione permanente di un'opera.
1°luglio-31 dicembre 2005 - Cagliari - Antologica presso la Galleria "Vivarte".
5-23 ottobre 2005 - Porto Sant'Elpidio - 7^ Edizione del "Premio Internazionale d'Arte San Crispino" e selezione per la "Rassegna nei Musei e Gallerie della Repubblica Slovacca - 2005".
16-29 ottobre 2005 - Pontedera - 2^ Rassegna d'Arti Visive "Mostra di San Luca".
14-20 novembre 2005 - Eboli - 1^ Edizione del Premio "Marco Josto Agus" riservato a giovani Artisti, nell'ambito della 2^ Edizione di "7 giorni di Arte e Cultura", promossa dall'Associazione "SitiArte".
3-18 dicembre 2005 - Cagliari - 7^ Edizione di "Confronti Nazionali in Arte", promossa dall'Università di Cagliari presso la Cittadella dei Musei.
Nel corso della rassegna, sono state lette alcune sue poesie nella serata dedicata al "Salotto dei Poeti".
3 dicembre 2005-20 febbraio 2006 - Bratislava (Repubblica Slovacca) - 3^ Edizione d'Arte Internazionale "Arte a Confronto III", presso la Galleria "Merum", in rappresentanza dell'Italia unitamente ad altri Artisti.
22 dicembre 2005 - 30 gennaio 2006 - Sinnai - Inaugurazione ufficiale della "Pinacoteca del Comune di Sinnai".
13 febbraio-30 settembre 2006 - Cagliari - "Quadri e Libri", presso la Libreria "Libri Piazza Repubblica".
3 - 4 giugno 2006 Quartu Sant'Elena - Collettiva di Pittori, Scultori ed Arti Varie, organizzata dalla F.I.D.A.P.A., presso il Convento della Chiesa di Sant'Agata.
6 - 10 giugno 2006 - Roma Palazzo Barberini - Collettiva "Materie a Confronto", organizzata dall'Associazione Artistico-Culturale "TBARTE".
17 luglio-10 settembre 2006 - Fiuggi - Collettiva "Arte Fiuggi 2006", organizzata dall'"Accademia della Bussola", presso l'Officina della Memoria.
1°ottobre-30 novembre 2006 - Amalfi - fuori concorso al "Premio Amalfi 2006”, organizzato dall' "Accademia della Bussola", presso gli Antichi Arsenali.
20 - 31 dicembre 2006 - Terminillo - fuori concorso al Premio "Colori e fiocchi di neve", promosso ed organizzato dal Maestro Guido Carlucci.
25 maggio 2007 – Torino – II Edizione Premio Nazionale di Poesia Inedita “Parole d’Amore”, promosso dal “Salotto Letterario” di Torino. Nell’ambito della manifestazione Gli viene ideato e dedicato l’apposito spazio “Un Artista che non muore”, con la lettura di alcune sue poesie.
11 - 17 giugno 2007 – Eboli – 2^ Edizione “Premio Marco Josto Agus”, riservato ai Giovani Artisti, nell’ambito della 3^ Edizione di “7 Giorni di Arte e Cultura”, promossa dall’Associazione “SitiArte”.
12 agosto 2007 - Cappadocia (AQ) - “L’Arte di Marco Josto Agus per TELETHON”.
In vendita per beneficenza a totale favore di Telethon, riproduzioni e segnalibri tratti dalle sue Opere. Durante la manifestazione, esposti alcuni dipinti e disegni di Marco Josto Agus
8 - 31 agosto 2007 – Avezzano - “QUADRI E LIBRI”, Opere esposte presso la Libreria Mondatori di Avezzano.
26 - 29 settembre 2007 – Capriccioli-Arzachena (OT), Reading poetico “Cielo stellato di Poesia”
30 settembre 2007 – Capriccioli-Arzachena (OT), 1^ Edizione del Premio “Il Tempo della Poesia, in ricordo di Marco Josto Agus, Pittore e Poeta”
27 ottobre 2007 – Sassari – “Bridges not Walls – Ponti non muri”, vendita di riproduzioni e segnalibri tratti da Opere dell’Artista, a favore dell’ “Hogar de chicos San Roque”(Bambini del Chaco – Argentina)
RICONOSCIMENTI
Medaglia d'Argento del Presidente della Repubblica Italiana conferita al 1° Classificato della 7^ Edizione del "Premio Internazionale d'Arte San Crispino"
Porto Sant'Elpidio - 23 ottobre 2005.
Selezionato per rappresentare l'Italia alla 3^ Edizione d'Arte Internazionale "Arte a Confronto III ", nella Repubblica Slovacca
Porto Sant'Elpidio - 23 ottobre 2005.
DONAZIONI
“Alla Città di EBOLI ed alle Sue Genti” dell’Opera "Paesaggio" (Acquatinta al sale – tiratutura a mano, 50x70)
Eboli - 26 febbraio 2006 - Chiesa di Santa Maria ad Intra con celebrazione della Santa Messa di suffragio.
PATROCINI
La Croce Rossa Italiana - Dipartimento di Avezzano ha concesso l'Alto Patrocinio Morale ed accompagna idealmente le Opere dell'Artista in tutte le rassegne cui partecipano.
ARTICOLI E SERVIZI
TG3 Regione Abruzzo (Telegiornale - Rubriche Cultura - Il Settimanale) - Il Tempo - L'Unione Sarda - Unioneonline - Il Giornale di Sardegna - Il Centro – Il Corriere Adriatico - Il Brigante - Il Salernitano - Cronache dal Mezzogiorno - Pagine del Cilento - La Provincia - La Città - Il Saggio - Terza Pagina World – Il Corriere d’Abruzzo – Làcanas - Il Punto d’Incontro – Radio Soberanìa (Argentina) – Siti d’Arte sul web
(http://marcojostoagus_arte.blog.tiscali.it)
(http://artedimarcojostoagus.blogspot.com)
INIZIATIVE
"Colori di Marco Josto Agus" - Galleria permanente in Cagliari
“Centro Studi Marco Josto Agus” – in Avezzano , Via Canada, 2
“Premio Marco Josto Agus”, per la Pittura, riservato a Giovani Artisti, annuale, in Eboli (SA)
“Premio Il Tempo della Poesia – In ricordo di Marco Josto Agus, Pittore e Poeta”, per la Poesia, annuale, in Capriccioli-Arzachena (OT)
Telethon per la Provincia de L’Aquila. Vendita di riproduzioni e segnalibri tratti da Opere dell’Artista ed il cui ricavato è totalmente donato a Telethon
“Bridges not Walls – Ponti non Muri”- Sassari, Concerto degli HumaniorA. Vendita di riproduzioni e segnalibri tratti da Opere dell’Artista ed il cui ricavato è stato totalmente donato all’”Hogarde chicos San Roque”(Chaco-Argentina)
Le Librerie "Libri Piazza Repubblica", "Il Portale" e "Dessì" di Cagliari e le Librerie "Panella" e "Mondadori" di Avezzano, propongono in beneficenza la vendita di segnalibri e riproduzioni delle Opere dell'Artista.
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Le Opere di Marco Josto Agus non sono in vendita.
Il "Centro Studi Marco Josto Agus" mette a disposizione per studiosi o interessati la produzione pittorica, poetica e saggistica dell’Artista. |
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