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Francesco Venier
 
francesco venier
 
http://www.francescovenier.it/
 
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1)Presentazione del maestro Francesco Venier
2) Considerazioni sull’arte di Francesco Venier
3) Alcune personali effettuate
4) Alcuni miei articoli

www.francescovenier.it
www.francescovenier-artemoderna.com
cell.338/4791736

Presentazione del maestro veneto Francesco Venier


Il maestro veneto Francesco Venier è personalità italiana di risonanza internazionale. Pittore, giornalista, opinionista, creativo e inventore, Francesco Venier è presente da anni, con molti suoi servizi, in molti mensili italiani, in primis sui mensili della editoriale Olimpia, il più importante gruppo editoriale nazionale proprietario di una miriade di riviste trattanti gli argomenti più vari. Presentazioni dell’arte del maestro Venier e delle sue prestigiosissime sedi espositive compaiono periodicamente nei maggiori quotidiani italiani (il Gazzettino di Venezia, l’Arena di Verona, la Nazione di Firenze, ecc. ecc.). Suoi servizi giornalistici, inoltre, e servizi su di lui e sulle sue attività sono stati pubblicati da molte importanti testate estere: In-Fisherman (U.S.A.), Fisch & Fang e Blinker (Germania e Austria), Le Pécheur de France, La Péche et son environnement, La Péche de la truite, La Péche des carnassiers (Francia e Canada), Wedkarz Polski (Polonia), Ribàrstvi (Repubblica Ceca). Naturalmente tutti i mensili citati, oltre che letti negli stati d’origine, sono diffusi in tutti gli stati di pari lingua. Tutti questi giornali vedono il maestro Francesco Venier come personalità leader nel mondo dell’arte, della pesca, del turismo, della nautica, ecc. ecc. In Italia Venier ha eletto come sue sedi espositive i più prestigiosi Grand Hotel nazionali, dal Cipriani e l’Europa e Regina di Venezia all’Excelsior di Firenze, dal Due Torri Baglioni di Verona al Grand Hotel Continental di Siena, dal Grand Hotel di Trento al Relais Certosa di Firenze, ecc. ecc. In occasione delle personali del maestro Venier il favore della critica è sempre stato universale e la partecipazione di pubblico rilevante. Questa predilezione espositiva è motivata dalla convinzione del maestro che la pittura debba integrarsi in un contesto vissuto e debba interagire in modo vivo e non stereotipato per essere fruita al meglio. La simbiosi emozionale, infatti, scaturente da incontri non canonizzati fra pittore e fruitore è maggiormente istintiva e meno condizionata da influenze culturali, spesso impositive e scontate. La pittura del maestro Francesco Venier si ispira all’acqua e a ciò che vi orbita attorno. Il mondo pittorico del maestro è sognante, positivo, colorato e armonico, non riproduzioni dal vero ma rielaborazioni stilizzate di universi ricchi di pace a cui mirare. I colori vivi e accesi, sempre presenti, testimoniano l’ottimismo e la gioia di vivere di chi li usa e il tratto sempre puro e armonico è quasi una forma di scrittura. Uno scrivere per simboli, indicante quanto la vita debba essere amata e tutelata, su di una tela universale, senza confini e barriere, senza odi e divisioni, tutti protesi verso un mondo perfetto e equilibrato.
(Estratto comunicati stampa 2005-2006)



Considerazioni sull’arte di Francesco Venier

La mia pittura


Potrà ad alcuni apparire anomalo che sia proprio un pittore a parlare di se e della sua arte e non, come spesso avviene, un critico.
Se lo faccio, cari amici, un motivo c’è ed è per il fatto che solo io mi conosco appieno, so le mie intime motivazioni e la reale valenza delle mie fonti di ispirazione. Vi prego di scusare questa mia scelta, quindi, che potrebbe apparire pretenziosa e narcisistica.
La mia pittura è sempre positiva, sognante e concettuale. Non rappresentazioni dal vero ma interpretazioni di un mio mondo, al quale aspiro, nel quale ogni componente interagisce armoniosamente con le altre in contesti mai statici ma sempre in continua evoluzione. Le figure umanoidi,quelle animalesche e gli sfondi nei quali agiscono manifestano una perenne dinamicità fisica e comportamentale e, inoltre, ogni attore della tela, pur dotato di una sua spiccata personalità, appartiene consapevolmente ad un organismo unico, finalità precipua della sua ragione d’essere. Un organismo a volte corporeo e, altre volte, etereo se non del tutto spirituale, un organismo chiamato VITA, meravigliosa anomalia in un universo altrimenti freddo, schematico e asettico.
La vita, appunto, nella sua perenne evoluzione è la mia principale fonte ispiratrice e, fra le sue componenti, l’acqua prima di tutto. Un elemento liquido che non è semplicemente acqua ma liquido amniotico, habitat e fonte della vita sin dai primordi. Da essa tutto ha avuto origine e, senza di essa, ogni cosa cesserebbe d’esistere. I pesci, spesso rappresentati nei miei quadri, non sono, per me, semplicemente dei pinnuti ma nostri progenitori, amici e, nel contempo, compagni di viaggio. Le figure umanoidi mai complete, sempre caratterizzate da ibridazioni animalesche, manifestanti una continua evoluzione corporea, sono la testimonianza di quanto la vita, nel suo assieme, non sia mai statica e inalterabile ma sempre mutabile ed evolventesi seguendo leggi solo apparentemente casuali e caotiche. Tutto ha una sua ragion d’essere invece e ogni mutamento è mirato all’adattare gli essere viventi al mutare dei contesti ambientali ed a ottimizzare la funzionalità di ogni singola caratteristica fisica oltre che a migliorare ed indirizzare positivamente ogni singolo aspetto psicologico. Per me la vita, pur nella sua occasionale crudezza, è sempre e in ogni caso felicità, irrepetibile occasione per il singolo che non deve mai essere sprecata. Nei miei quadri sono sempre presenti degli idilliaci e stilizzati mondi onirici, non solo sogni di pace ed equilibrio ma mete a cui mirare, universi da realizzare e raggiungere. Questo motiva il senso del viaggio e i voli onirici caratterizzanti tante mie opere. Il volo in particolare, la capacità di volare va intesa come sublimazione corporea, rarefazione fisica liberante l’anima del soggetto da ogni limitante aspetto materiale. Nel mio dipingere il colore ha una valenza fondamentale. Io vedo sempre la realtà a colori, a volte vivaci e altre volte tenui, perenne testimonianza del mio ottimismo e della mia fiducia sul sempre possibile miglioramento di ogni cosa e sulla positività dell’animo umano. L’interazione fra i diversi cromatismi, nei miei quadri, provoca, almeno in me, vibranti sensazioni visive molto simili a quelle musicali e così, come nel caso delle armonie musicali, la percezione del fruitore avviene a livello istintivo e viscerale, estrapolata da un contesto di forme delimitate nello spazio. Il tratto nelle mie tele è sempre chiaro e puro, senza indecisioni grafiche. Ciò dimostra l’importanza che io attribuisco alla chiarezza intellettuale, ad un modo di pensare ordinato basato sul rispetto delle priorità e dei logici rapporti di causa-effetto. Non mi rappresentano per nulla, pertanto, il caos, l’indecisione e la sfiducia nel futuro anche se sono consapevole delle difficoltà, degli ostacoli da superare e dell’inevitabile ripresentarsi di corsi e ricorsi storici. L’importante, a mio avviso, anche ad impercettibili passi, è di tendere sempre al miglioramento sia funzionale che spirituale. Tutte le mie tele sono dipinte utilizzando smalti sintetici inglesi, sottilissimi pennelli dell’uno e del due e, sempre e unicamente a mano libera. Nella maggioranza dei casi sono solito esporre nei più importanti Grand Hotel italiani, dal Cipriani e l’Europa e Regina di Venezia all’ Excelsior e il Relais Certosa di Firenze, dal Due Torri Baglioni e il Leon D’Oro di Verona al G.H. di Trento, dal Continental di Siena al Tower di Bologna, ecc.ecc. Espongo quasi sempre in questi luoghi poiché sono convinto che una casuale fruizione dell’arte pittorica, al di fuori dei contesti canonici, permetta un connubio pittore-osservatore più libero e istintivo, svincolato da ogni sorta di predeterminato e, a volte, vincolante imperativo intellettuale. Io sono convinto che dipingere sia un modo di comunicare per immagini, un linguaggio universale che non necessità della frapposizione di terze persone e, così, se e quando la comunicazione avviene, inizia veramente un intimo dialogo a due, a volte una fusione d’anime.

Francesco Venier


Una passione infinita

 

Cari amici, spero che mi perdonerete questo articolo sulla mia pittura più adatto per una rivista d’arte che per una trattante la pesca. Ho voluto, però, questo servizio anomalo per presentare mie opere recenti a moltissimi di voi che seguono, oltre la pesca, anche questa mia passione artistica, con costanza, interesse e apprezzamento. In ogni caso penso che anche coloro che non “bazzicano” le mostre di pittura potranno, leggendomi, conoscere meglio chi, da anni, effettua per loro servizi su servizi sul mondo acqueo.
Prestando un po’ di attenzione a quanto scrivo sarà facile arguire inoltre le motivazioni ecologiche che sono presenti e che dovrebbero essere patrimonio comune di tutti coloro che amano la natura, i pescatori prima di tutto.
Noterete che alcune mie nuove tele rappresentate nel servizio, sembrano, a prima vista, completamente diverse, graficamente più semplici e concettuali. Ho sentito l’esigenza di dipingerle poiché ero e sono sempre alla ricerca di un linguaggio simbolico che riesca, in modo minimalistico, a rappresentare le mie fonti di ispirazione e le mie motivazioni. Se le considererete con un po’ di attenzione, infatti, spero che riuscirete a trovarvi i miei motivi ricorrenti come i miei mondi onirici, gli accordi cromatici e l’equilibrio delle forme testimone di un ordine universale al quale aspiro.
Come certamente avrete notato, se siete assidui lettori di questa rivista, da anni dipingo con impegno e costanza ed espongo periodicamente nelle più prestigiose “Piazze” italiane, dal Cipriani di Venezia al G.H. Excelsior di Firenze, dal Due Torri Baglioni di Verona al G.H. di Trento, dal Tower di Bologna al Jolly di Bergamo e così via.
Questa mia scelta espositiva, invero stimolata e ravvivata dal costante successo che le mie personali di pittura riscuotono, è motivata dal fatto che, agendo in questo modo, riesco a raggiungere e a mostrare la mia pittura a un pubblico di ogni nazionalità e di ogni tipologia culturale. In queste occasioni la mia soddisfazione è grande poiché raggiungo la consapevolezza che il mio linguaggio pittorico non è limitato e compreso solo dagli abitanti di un certo territorio. Il fatto che italiani, inglesi, spagnoli, francesi, tedeschi, giapponesi, americani, arabi, ecc. ecc. restino colpiti dalla mia pittura ed entrino in sintonia con essa mi dimostra che riesco, con la mia arte, a comunicare le mie sensazioni in maniera globale, al di fuori di barriere linguistiche, culturali, etniche e territoriali, entrando in simbiosi con chi osserva i miei quadri e stimolando, così, i gangli emozionali comuni a tutti, quelli più intimi e ancestrali, realmente universali.
Tutti nel mondo sentono il fascino del colore essendo le armonie cromatiche parti integranti irrinunciabili nell’individuazione e nella concretizzazione di quanto vediamo sia a livello conscio che inconscio. Il colore, infatti, è importante come e forse di più della forma. E’ la prima cosa che il nostro occhio percepisce anche da lontano e solamente dopo, passando da una osservazione del tutto istintiva a una più “ragionata” e voluta, si cominciano a distinguere le forme che, poi, solo da ancora più vicino acquistano significato e personalità.
Per questo motivo, nei miei quadri, i colori e la loro interazione sono elementi leader. Sono gli stimoli emozionali che, per primi, colpiscono l’intimo di ogni persona, superano ogni barriera e entrano subito in comunicazione con chi li osserva.
Nei miei quadri i colori mi rappresentano appieno, sono tinte a volte gioiose ed esuberanti e altre più morbide e sognanti, sempre positive, rappresentative sia della gioia di vivere che del mondo di pace e di equilibrio al quale il mio animo si ispira. Io quasi sempre, uso tinte piane (non sfumate) che faccio interagire come fossero lettere di una sorta di linguaggio cromatico.
Alcuni critici affermano che questo utilizzo delle tinte è rappresentativo del mio ordine interiore, della mia propensione a considerare ciò che mi circonda in modo pragmatico e senza tentennamenti, del mio possedere convinzioni certe, maturate e costruttive.
Io penso di essere proprio così, magari spesso sbaglio nelle mie considerazione ma sempre, sono sincero, in buona fede.
Nei miei quadri, sempre in sintonia con il mio essere, la purezza del tratto interagisce con i colori piani e decisi dando vita ad una immagine che, benché idealizzata e sognante, ha la concretezza di una realtà alternativa. Ogni soggetto presente, dalle figure umanoidi a quelle animalesche, benché sempre incompiuto e in perenne evoluzione, ha una sua personalità forte e decisa rappresentativa non tanto il singolo individuo quanto il concetto idealizzato del gruppo di appartenenza.
I mondi onirici sempre presenti, costituiscono, a volte, lo sfondo sul quale si svolge l’azione e, spesso, sono racchiusi e delimitati nelle forme dei soggetti principali come parti integranti, elementi imprescindibili dagli stessi. Accade, quindi, che l’ambiente desiderato, sognato e idealizzato, sia così visceralmente legato all’individuo da costituirne la ragione stessa di vita e della identificazione del suo essere.
In effetti è per me impossibile il pensare che il mondo animale possa agire autonomamente al di fuori di quello ambientale e penso il loro rapporto così stretto e interdipendente da considerare ogni singola componente della realtà come parte di un tuttuno, di un unico magnifico e armonioso organismo vivente. Un organismo mai statico e immutabile nel tempo ma sempre in continua evoluzione.
Nella nostra realtà, infatti, tutto testimonia questa continua e perenne mutazione, nulla è mai uguale a se stesso e ogni rapporto causa-effetto è mirato ad un miglioramento e ad una funzionalità destinata al raggiungimento di una perfezione trascendentale.
Gli esseri umani, quando riescono a dare il meglio di se stessi, ne sono la testimonianza. La loro capacità di sognare e di plasmare la realtà, di migliorarsi e di migliorare quanto li circonda, di considerare più importante l’etereo aspetto della spiritualità di quanto sia la concretezza del corpo è la cosa più nobilitante, la quintessenza della evoluzione.

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English

Mr Francesco Venier is a leading personality in Italy, although he is also internationally well-known. Painter, journalist, columnist, for many years, Mr Venier’s reports find their own space within several Italian monthly reviews, especially in the magazines edited by the Gruppo Editoriale Olimpia, leading publishing company in Italy, owner of several magazines each dedicated to a specific topic. Some of the major Italian newspapers such as il Gazzettino di Venezia (Venice), l’Arena (Verona), and la Nazione (Florence) regularly report about Master Venier’s art exhibitions and their impressive venues. His articles and reports are published by some of the most important magazines worldwide, such as In-Fisherman, U.S.A., Fisch & Fang and Blinker, Germany and Austria, Le Pécheur de France ,La Pèche et son environnement, La Péche de la truite, La Péche des carnassiers, France and Canada, Wedkarz Polski, Poland, Ribàrstvi, Czech Republic. All of these monthly reviews are read in other countries of the same language. Mr Venier is considered a leading personality in the field of art, fishing, tourism and sailing. Mr Venier has chosen some of the most glamorous hotels in Italy as the perfect venues for his exhibitions, such as the Cipriani and Europa e Regina hotels in Venice, the Excelsior hotel in Florence, the Due Torri Baglioni in Verona, the Grand Hotel Continental in Siena, the Grand Hotel in Trento, the Relais Certosa in Firenze, and many others. During his one-man exhibitions, the press has always backed the Maestro Francesco Venier, and the attendance is constantly rising. This is justified by the Maestro’s firm belief that in order to be enjoyed, painting must be integrated in real life and must interact with it still being something alive. Then the emotional harmony that is established between the painter and his audience will be more spontaneous and less influenced by cultural interferences, which often have a negative impact.
The Maestro takes his inspiration from the water, and everything that lives in it. Mr Venier’s painting is positive, colourful, dreamy and harmonic, stylized versions of the real depicted as peaceful heavens. His usual bright colours confirm his optimism towards life, and the neat and clear strokes are a sort of handwriting. It is like writing using symbols, showing how important it is to love and protect life, all on a universal canvass, without borders and barriers, hatred and divisions, where we are all aiming at a perfect, balanced world.
(Abstract from press releases in 2005 and 2006)

 

My painting
“Mirror of our existence and of a dreamlike world”

How can one talk about himself and about his artistic inspiration? How can one tell many people, often so different, his own motivation and personal aspirations while being truly sincere and on the same wavelength?
How can one be really himself, freed from the usual clichés? Dear friends, this is hard work!
By emptying your mind and trying to speak freely such a thing is not impossible.
I shall tell you now the reason why I have decided to present this report, quite unusual for a magazine about fishing.
For years many among you have been reading my pieces, know my passions, and can therefore regard my article as the sequel to an open debate.
I hope others will find the answers to the many questions I am so often asked at my one-man exhibitions. For example, “why do you paint like this?”, “what is the meaning of this picture?”, “what is your technique?”, in addition to several other questions.
The world of painting involves a varied environment, where endless styles are part of it, reflecting the most peculiar psychological motivations.
Sailing in this “infinite sea”, known as painting, I am trying to free myself, and make an effort to explain who I really am and what my dreams are. My inner desire is to communicate with whoever is looking at my paintings by using a language, which is as spontaneous as it is universal.
In my opinion, painting as well as music, does not require any specific knowledge or cultural education to be understood. If you like a picture, and find some sort of satisfaction in the colours and images you see, then an instinctive symbiotic relationship between the artist and the audience has already been established.
There is no need for finding explanations or any other reasons to dignify the work of art. The contact with the public has already started! Later every one will interpret the painter’s world his own way, following one’s needs and sensitivity, then becoming one of the “inhabitants” of this world.
I am deeply convinced that when a painting needs clarification to be understood by the audience, this means the instinctive relationship is just not there. The artist’s world and the audience’s understanding of it remain two distinct realities. The painting is only passively understood on the basis of private intellectual standards. There is no such misleading commonplace as the need of a cultural background in order to express judgments. In my opinion, an excess in education could at times be a strong intellectual influence and inhibit the genuine reawakening of emotions.
The Birth of Venus, by Botticelli, any of Caravaggio’s Madonnas, Van Gogh’s landscapes, Modigliani’s female figures, are few of the masterpieces that move you. They get inside your soul, like a kind of universal of music, going beyond ethnic, social and cultural differences. They are without a need for any explanation. This is magic!
In each work the artist’s originality is clearly perceived as if he was next to you to experience that unique moment, that exclusive feeling.
Referring back to my painting, what the critics say about my works that I appreciate the most, is that my style is original and does not follow any specific school or trend. It expresses a free and independent personality.
You may like it or not, be it defined a masterpiece or just rubbish, each of my works fully represent myself and does not need any theory in order to justify itself.
Nature and water, the source and origin of life, are the main sources of inspiration for my works. Inspiration only, because my aim is not a faithful representation of the real.
When I work colours and subjects start to live. My artistic expression is then subordinated to my own world, where everything is instinctive and often primitive.
Stylized landscapes, sunsets or sunrises, in all of my works, are for me like a goal, a peaceful heaven where I can find my shelter.
The fishes I always paint are not to be considered as a representation of the real, but as an intellectual exaltation of an ancestral life coming from the water.
They are active subjects, silent witnesses of the perfect balance of nature, our companion in this travel, sincere friends, progenitors, and brothers at the same time.
The female or male subjects, often lonely (but never alone!), always unfinished and intentionally hybrid represent a personality in constant development, they are like main characters, but still subordinated to the context in which they act. They live in a special world, sometimes as if they were its owners, always positively influenced by it, in perfect harmony with all of the elements. These subjects also have some features that are typical of other species, such as wings, palmate hands, or tentacles similar to snakes. I do not mean to create some creatures that are autonomous for the simple fact of being different, but my only goal is to paint the continuous evolution of nature.
Therefore, life becomes the result of interaction and constant mutation. Each thing has to be regarded as part of a whole living organism, never still or unaltered, but always mutable.
Looking at my paintings you will notice straight away the definition of my stroke, the importance of movement and colour in creating an image.
The final result is instinctively understandable, simple but not simplistic, like a language based on symbolic elements that interact with one another, but always different in lines and space.
To give an example, it is easy to see how my idyllic landscapes can be either the scene where the action takes place, or subordinated elements, surrounding humanoid creatures, in circular spaces, in restrained spaces that are drawn by movement.
Landscapes can be the main background for the work, in other cases they are strictly contained in defined spaces to give shape to wings, bodies, tresses or fins.
Also landscapes are contained in spaces created by the movement of the main subject, or in circular spaces, like windows on my dreams.
The pure, sharp strike witnesses my personal aspiration of intellectual clarity. Mine is a world where equilibrium reigns, easy to interpret, devoid of uncertainties, where priorities are a certain fact. Colour, then, is the main element. Maybe it is because I am a positive and optimistic person, that I always see the world in vivid colours.
Colours are life for me, like music and fulfilment of our soul. Definite and bright colours, that one next to the other build a harmonic system. They are straightforward because they are easy to understand.
My dear friends, I think I have been telling you too much now!
As I mentioned at the beginning of this message, the paintings are what matters, not their explanation. If looking at them you somehow feel tied to them, then it means that I have been successful in communicating my emotions to you. I hope you will be interested in looking at more of my works, so please get to know me better and log on to www.francescoveni

My painting


“My infinite passion”


My dear friends, you will forgive me for this article, which is better suited for an art magazine, than for a magazine about fishing. What I wanted to do in this article was introduce my most recent works to those friends who are interested in my passion for art, as well as fishing. This article is for those who show their genuine interest and appreciation. Furthermore, I also believe that those of you who do not visit art exhibitions by reading this will get to know me better, the one who has been writing reports on the aquatic world for years.
By reading about me, it will be clear to you what my ecological motivations are. They should be shared principles of all those who love nature. Fishermen, for example.
You will notice how some of my latest works look completely different, graphically more simple, and more conceptual. I felt the need for this kind of painting because I was and I still am looking for a symbolic language which can express what my inspirations and motivations are, in a minimalist way. If you look at my works with more attention, I hope you will find my recurrent patterns such as my dream worlds, the chromatic combinations, and the equilibrium of the elements, as the universal order I aspire to.
If you regularly read this magazine you will probably know that I have been painting for years, and my works are exhibited in some of the most glamorous locations in Italy, such as the Cipriani hotel in Venice, the Grand Hotel Excelsior, Florence, the Due Torri Baglioni hotel in Berona, the Grand Hotel in Trento, the Tower hotel in Bologna and the Jolly hotel in Bergamo.
The constant success of my one-man exhibitions confirmed my choice of exhibiting in these kinds of places was the right one. Doing so I can reach a large number of people of any nationality, and cultural background. I am satisfied, because I am aware that my pictorial language is not limited and understood by those who live locally. Italians, Britons, Spaniards, Frenchmen, Germans, Japanese, Americans and Arabic people are exposed to my works, and communicate with my art. This proves to me that I am able to communicate my feelings globally, without any linguistic, cultural, ethnic or territorial barriers, like in a mutual symbiosis, touching the deeper and primitive of emotions, the truly universal emotions of the human being.
Everyone on this earth is fascinated by colour. Chromatic combinations are essential in the process of identifying and putting in concrete forms what we see consciously or unconsciously. Colour is equally as important as the subjects, perhaps even more. It is the first thing our eyes catch, even from a distance. We then start to observe rationally. We can understand the shapes which will then mean something to us, as if they had a personality.
For this reason, the colours in my works and their combinations are the leading elements. It is the emotional spurs that hit people’s feelings, overcoming any barriers to communicate with the observer.
In my paintings, colours are a like mirror of myself, sometimes joyful and vivacious, sometimes softer and dreaming, always positive, like my vision of life and the world of peace and equilibrium my soul is aiming at. I tend to use plain colours, non shaded, that I play as words in a chromatic language.
Some critics think that this use of colours tells a lot about my inward order, my tendency to see things in a pragmatic way, not hesitating, and my well-reasoned and constructive firm beliefs.
I believe this is who I am, and I am sure I often make mistakes evaluating things, but I am always sincere and genuine.
My paintings are always in harmony with myself. The purity of my strokes interact with the plain and resolute colours, giving birth to a picture which is a concrete alternative, although ideal and originated by a dream.
My dreamlike worlds are sometimes the background for an action, and are often limited in the spaces outlined by the main subjects, like essential parts of the picture, that can not be set aside from them. In this context, the environment in the background is tied to the subject, so that the subject finds in it its reason for living, its identification.
In fact, it is impossible for me to think that the animal world can exist outside an environment, so there is such a strong tie that each single element is part of the whole, in a wonderful and harmonic living organism, never static or unalterable, but still in a never-ending development.
In our lives everything states this constant and never-ending evolution, nothing will remain the same, each cause and effect is aimed at an improvement and better functioning, so that we can reach a transcendental perfection.
Human beings, when they give their best, are a confirmation of this. Their capacity of dreaming and changing the reality, the capacity to improve themselves and what is around them and their capability of considering spirituality more important than what is earthly is nothing but what dignifies them the most, the quintessence of evolution.

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L’ispirazione

 

E' comune convinzione che, per dipingere, serva prima di tutto uno stimolo psicologico, comunemente definito come "ispirazione". Ma è proprio vero che questo presupposto sia imprenscindibile? E poi, cosa si intende per "ispirazione, il frutto di elucubrazioni mentali, la personale reazione a stimoli sensoriali, il ricorso alla sfera onirica o altro?
In effetti, a mio avviso, tutte queste particolari componenti, singolarmente o in gruppo, possono essere fonti di ispirazione per ogni artista.
Una condizione, però, è fondamentale affinché un determinato prodotto possa definirsi "artistico", che sia sempre ben chiara la differenza tra "arte" e "artigianato artistico". Sia in una creazione pittorica che musicale od altro, la effettiva valenza artistica (l'arte) è evidenziata da alcune precise peculiarità: la personalità, l'originalità, la storicità, ecc.
L' "artigianato artistico", peraltro, è una attività che, pur a volte di estrema pregevolezza, rientra sempre nell'ambito della semplice produzione artigianale, una attività che pecca di "unicità", che è vincolata dai "gusti" della maggioranza dei fruitori ed è mirata esclusivamente ad un fine commerciale.
Bene, vi sono diversi tipi di "ispirazione", questa può essere il desiderio di reinterpretare la realtà o di riprodurla in modo idealizzato, può essere l'evidenziazione di determinati particolari aspetti della stessa, a volte è "denuncia"o può costituire, anche, il libero sfogo della fantasia individuale e inoltre può derivare da una libera e incondizionata risposta agli stimoli sensoriali (vista, udito, tatto e odorato).
Ogni cosa, quindi, ogni "frutto" dell'animo umano può divenire "arte" e ogni particolare genere di "ispirazione" ha la medesima importanza sempre, però, come dicevo, a patto che sia "sentita" e rappresentativa dell'animo e del modo d'essere di colui che la possiede.
Francesco Venier


Che cosa è l’arte?

 

Cosa si può considerare come una "vera espressione artistica" ? E' la domanda che, in molti, si fanno. Ciò che dicono i critici "di mestiere", ciò che "sente" la gente comune, l'ermetismo, la concettualità, la storicizzazione, la ricerca del "bello" o altro? Sarebbe proprio bello che la definizione dell'arte divenisse un concetto universale ma....come dicevo....quando una espressione umana diviene arte?

A mio avviso è difficile, se non del tutto impossibile, definire l'arte in modo universale. Il concetto di espressione artistica, sia pittorica, scultorea, teatrale, musicale o altro è, per me, strettamente correlato al gruppo etnico e culturale che l'ha prodotta. Così è che ciò che ha senso per certe genti, per altre appare di difficile, se non impossibile, comprensione. Ciò che, invece, per me, può accomunare i diversi fruitori e rendere percepibile una performance artistica è "l'emozionalità" in essa racchiusa. Tanti critici d'arte sono soliti affermare che un'opera d'arte non è realmente tale se in essa non vi è una concettualità, se non contiene un "messaggio", se non è frutto della razionalità e della consapevolezza coscente di chi l'ha prodotta. Altri critici reputano maggiormente importanti le espressioni artistiche "storicizzate", cioé riconducibili a determinati periodi storici, a correnti culturali particolari e, oltre a ciò, spesso considerano la vetustà delle stesse e l'assenza dell'autore come elementi qualificanti. Io ho delle mie personali idee al riguardo. Penso che ogni espressione artistica sia una forma di "comunicazione", una comunicazione non solo e necessariamente "razionale" ma, sopra di tutto, "emozionale". Per questo motivo, a mio avviso, se una espressione artistica lascia indifferente il fruitore della stessa, checché ne dicano i critici, il "contatto" artista - fruitore non si è verificato, la comunione mentale o quella emozionale sono assenti e, pertanto, ogni sorta di "dialogo" risulta nullo.
Concludendo, sia un quadro, un brano musicale o altro, per essere arte, devono "toccare le corde" di chi guarda od ascolta, devono provocare una "comunione" di razionalità e di sensibilità. Un quadro, ad esempio, deve "parlare" a chi lo osserva con un linguaggio il più possibile universale. Il "significato", infine, di un prodotto artistico non è tanto ciò che pensa l'artista quanto ciò che crede o percepisce il fruitore, attraverso il "filtro" della sua ragione e della sua personale emozionalità.
Francesco Venier

 

Alcune mie personali di pittura

Hotel CIPRIANI
Venezia - Aprile 1999
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Ristorante AI PIRATI
Venezia - Settembre 1999
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Hotel EUROPA & REGINA
Venezia - Ottobre 1999
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Hotel EXCELSIOR
Firenze - Novembre 1999
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Hotel EUROPA & REGINA
Venezia - Giugno 2000
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Hotel CIPRIANI
Venezia - Ottobre 2000
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DUE TORRI BAGLIONI
Verona - Aprile 2001
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Hotel BOSCOLO TOWER
Bologna - Novembre 2001
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GRAND HOTEL TRENTO
Trento - Novembre 2001
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PARK HOTEL
Nizza - Gennaio 2002
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Hotel LEON D'ORO
Verona - Aprile 2002
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Hotel BOSCOLO TOWER
Bologna - Aprile 2002
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Galleria SAN LORENZO
Mestre - Maggio 2002
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Hotel EXCELSIOR
Firenze - Ottobre 2002
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Hotel CONTINENTAL
Siena - Febbraio 2004
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DUE TORRI BAGLIONI
Verona - Aprile 2004
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JOLLY HOTEL
Bergamo - Aprile 2004
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SCANNO
Abruzzo - Agosto 2004
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RELAIS CERTOSA
Firenze - Novembre 2004
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JOLLY HOTEL
Bergamo - Aprile 2005
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MOLINETTO della CRODA
Treviso - Settembre 2005
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Galleria SAN LORENZO
Mestre - Novembre 2005
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Hotel CIPRIANI
Venezia - Ottobre 2006
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ECC.ECC.ECC.

Alcuni miei articoli

Così va il mondo

Non mi ritengo, senza dubbio, un esperto in tanti campi ma sono convinto che, a volte, il semplice “buon senso” sia sufficiente per giudicare correttamente le cose. Un’altra caratteristica mi manca, “il lucro”, e probabilmente questa mancanza può giocare a favore di un corretto ragionare. Badate bene, questi miei sono solo dei brevi cenni atti unicamente a stimolare il pensiero ed una eventuale discussione. “Così va il mondo” si titola il pezzo. Ma, come va? Bene, no di certo!
E di chi è la colpa? Del fato, di un inevitabile e incontrollabile deteriorarsi di ogni cosa o di noi uomini? A mio avviso vi sono vari fattori da prendere in considerazione, la maggioranza dei quali prettamente di origine comportamentale e, pertanto, ascrivibili unicamente al genere umano. Come spesso affermo l’umanità, l’homo sapiens, dotato com’è di autodeterminazione, è un’anomalia dell’ecosistema, tendente a destabilizzare l’ordine naturale delle cose. C’è modo e modo, però, di cambiare la realtà. Lo si può fare semplicemente dando origine ad una, egualmente equilibrata, diversa realtà alternativa o, come spesso accade, distruggendo sterilmente ogni cosa. Oggi, per come la vedo io, proprio ciò sta accadendo. A tal proposito io penso che vi siano alcuni precipui fattori da considerare: l’incontrollato aumento demografico, il cattivo e per nulla lungimirante sfruttamento di ogni forma di energia, la scarsissima considerazione del fattore inquinamento, l’eccessiva urbanizzazione, la pochissima attenzione attribuita alla ricerca, il mito dell’obbligatorietà di un costante aumento di ogni “prodotto interno lordo”nazionale e, ultimo ma, per me, forse il più importante, il “culto” della globalizzazione. Tutti questi fattori, inoltre, sono negativamente influenzati da un egoistico desiderio proprio sia dei singoli che della maggioranza degli stati: il lucro immediato e incondizionato. Ciò nonostante io sono favorevole alla libera iniziativa, alla libera impresa e alla proprietà ma unicamente quando regolate da democratiche leggi tutelanti un corretto ed equilibrato progresso della società civile e la massima attenzione nei confronti dell’ambiente, mirata a preservarlo integro e sano. Un convinto senso etico, infine, dovrebbe essere onnipresente, dovrebbe pervadere ogni decisione conducendo al rispetto di una legge fondamentale: il benessere dei più vale di più di quello del singolo. Considerando ora, un po’ a caso, quanto sopra elencato, iniziamo con la “globalizzazione”. Idealmente parlando una realtà meravigliosa, non più divisioni e confini, regole eguali per tutti, l’umanità come un’unica grande famiglia! Ma è veramente così? Per me no, no di certo! La “globalizzazione” ora in atto è un fenomeno meramente commerciale mirante al massimo lucro con la minima spesa. La libertà di fare impresa in ogni luogo porta ad un incivile ed egoistico sfruttamento degli stati più poveri, già depredati in passato delle materie prime ed, ora, anche della “forza lavoro”. In taluni casi lo sfruttamento della forza lavoro a basso costo rasenta lo schiavismo e lede qualsivoglia diritto umano. Le ripercussioni di simili comportamenti, inoltre, destabilizzano anche i paesi più ricchi ove, a causa della concorrenza sleale, la disoccupazione e il lavoro nero aumentano in modo esponenziale. Con l’arricchimento del singolo, pertanto, la società nel suo complesso si impoverisce gradualmente e ciò causa, fra i molti problemi, anche minori disponibilità economiche da utilizzare per il sociale e, quindi, un consequenziale arretramento socio-culturale. Toccando adesso il problema “energia” non saprei proprio da dove iniziare! E’ un problema complesso e, se sprovvisti di una “bacchetta magica”, di difficilissima risoluzione a meno di non cambiare in toto il nostro stile di vita. In effetti l’energia si può utilizzare con maggiore criterio ed evitando gli sprechi. In parte, anche se minima, la si può produrre con fonti alternative ( il solare, l’eolico, ecc.ecc.) ma, se non si cambia drasticamente lo stile di vita dell’umanità e il conseguente fabbisogno energetico, il tracollo mondiale è solo questione non di secoli ma di anni. Pur non esistendo attualmente alcuna certezza, a mio avviso, l’unica possibilità che l’umanità ha è quella di convertire una gran parte dei potenziali economici statali nella ricerca. Io sono persuaso, ad esempio, che la “fusione pulita” non sia una chimera. Non riesco a concepire che solo gli obsoleti motori a combustione interna (il petrolio) o il nucleare “sporco” siano le uniche soluzioni. Io ho molta fiducia nell’intelligenza degli uomini e basterebbe considerare gli strabilianti progressi scientifici dell’ultimo mezzo secolo per averne la consapevolezza. Se solo la metà di ciò che ogni anno si spende in armamenti, pertanto, fosse destinato alla ricerca, la soluzione di questo problema sarebbe, di certo, raggiungibile in tempi brevi. Il vero e unico ostacolo a tutto ciò è nel lucro derivante dal petrolio, una smisurata fonte di arricchimento giustificante guerre e prevaricazioni di ogni genere. Parliamo, ora, un po’ di “urbanizzazione”e delle conseguenze di queste “migrazioni” verso le città. Con l’avvento dell’era industriale, ai primi del 900 questo fenomeno ha avuto origine per la necessità di manodopera da utilizzare nelle fabbriche. Così, un po’ alla volta, al seguito degli operai anche i famigliari hanno abbandonato le campagne. Per qualche decennio la cosa ha funzionato, c’erano tanti bisogni essenziali da soddisfare, il mercato era in crescita, la concorrenza minore e, in ogni caso, la vita in città era meno gravosa e più dignitosa che nelle campagne. Così, anno dopo anno, ogni città si è ingrandita a dismisura e l’ambiente agreste, abbandonato a se stesso, si è impoverito. Nulla di male per la natura se ci fossero state le foreste, i laghi e i fiumi incontaminati di un lontano tempo passato. Ma la natura era già stata modificata per far posto alle coltivazioni, gli alberi abbattuti, i corsi d’acqua, stravolti, il tutto adattato ad uno stanziale tipo di vita basato sulla agricoltura. Con l’inurbamento le campagne, non più curate, cominciarono ad inaridirsi e a favorire, nei casi estremi, veri e propri fenomeni di desertificazione. Il prelievo dell’acqua per utilizzo industriale, inoltre, aggravò la situazione ambientale aggiungendo ad essa il devastante fenomeno dell’inquinamento solido e chimico. Giungendo ai giorni nostri la situazione è quella che tutti possiamo osservare con l’aggravante che il vivere in città non da più le garanzie di un tempo. Il lavoro non è più una sicurezza e l’inquinamento atmosferico dei centri urbani è fuori controllo.
Come fare, anche in questo caso? L’unico rimedio, per me, è un drastico ripensamento, una organizzazione socio-economica diversificata, finalizzata anche a riscoprire l’importanza di forme occupazionali alternative basate sulla rivalutazione del territorio e sulla valorizzazione di modi di vivere già collaudati in passato, di lunga tradizione storica. Affermando ciò io non auspico una regressione della società verso obsoleti tipi di vita e di organizzazione sociale ma la riscoperta e l’attualizzazione di ciò che di buono e di funzionale c’era, di antiche tradizioni frutto di una positiva evoluzione, di un rapporto equilibrato tra uomini e ambiente, garanzia di un sereno futuro di “vero” benessere. Un benessere non basato unicamente sul possesso di “cose” ma testimoniante un reale miglioramento del modo di vivere, una vita meno nevrotica e standardizzata, una vita più sana e armonizzata, nella quale il valore e la salvaguardia dell’individuo torni ad essere la priorità primaria. Per ora mi fermo qui, cari amici, confidando che queste mie note possano essere di stimolo e di incitamento a ripensare a ciò che veramente conta. Solo poche brevi e limitate considerazioni ma, pur sempre, un inizio.



Del libero pensiero


A mio avviso la “libertà” è alla base di ogni cosa, il fattore più importante, quello per il quale vale la pena di vivere e morire. Ma che cosa si intende comunemente per “libertà”? Forse il fare ciò che ognuno vuole o il dire ciò che ci pare? Forse il sentirsi liberi da vincoli di qualsiasi genere, anche etici, comportamentali od altro? Forse l’aspirazione a sentirsi estrapolati da un contesto generale, individui intorno ai quali ogni cosa ruota? Noi, singoli individui, da una parte e, dall’altra, il resto del mondo? A ben vedere, ai tempi d’oggi, parrebbe che il modo comune di intendere il concetto di “libertà” sia proprio questo. E’ chiaro, ognuno di noi è libero di pensare ciò che vuole a tal proposito ma, alla resa dei conti, i giudizi della maggioranza delle persone corrispondono sempre obbligatoriamente al vero o sono solo, statisticamente, la mera opinione dei più? Desidero, ora, esprimere “in libertà” il mio pensiero su questo vitale argomento, pietra miliare sulla quale tutto si erige. Io penso che il concetto di “libertà” venga oggi totalmente travisato dalla maggioranza delle persone, a volte poiché non reputato realmente degno di una seria analisi, altre volte per pigrizia e per un semplicistico adattamento a ciò che favorisce maggiormente un nostro immediato benessere fisico e, infine, altre volte, purtroppo, per una diffusa ed imperante grettezza d’animo. Io sono convinto che, alla base di tutto, ci debba essere il rispetto per gli altri, persone, flora, fauna, il mondo insomma, in tutte le sua manifestazioni. Poi, è, per me, fondamentale la tolleranza che, per come la intendo io, non significa “qualunquistica accettazione” di un mondo e delle sue regole, seguite pedissequamente o, semplicemente sopportate e guisa di un insignificante disturbo, . Per me la vera tolleranza è l’accettazione, pervasa da un sincero spirito democratico, delle diversità fisiche, comportamentali e d’opinione. Il sentirsi pur diversi dagli altri ma tutti “alla pari”, egualmente importanti e legittimati ad agire e pensare a proprio modo. Oltre a ciò, secondo me, non esiste una compiuta libertà in assenza di raziocinio e di affinamento intellettuale. Il raziocinio, il saper usufruire appieno delle nostre potenzialità intellettuali, ci consente di comprendere, anche da un punto di vista logico e funzionale, i vari rapporti di causa-effetto presenti nella realtà nella quale viviamo. Questa capacità di ragionamento, peculiarità esclusiva del genere umano, quando usata in modo appropriato, ci consente di stabilire una “scala” di priorità, sia spirituali che fisiche, nel rispetto delle quali poter organizzare e mantenere nel tempo un consorzio civile improntato ad equilibrati concetti etici e funzionali. A quanto sopra detto va aggiunto, ne sono convinto, il concetto di armonia. Ogni singola variabile, psichica e fisica, per potersi manifestare appieno in modo positivo, deve obbligatoriamente interagire con le altre in modo armonico, quale parte integrante di un unico “organismo”, cooperante, unitamente alle altre, al benessere generale. Questa, cari amici, in sunto, è la mia idea di libertà, non anarchia ma ordine accettato (meglio voluto) con convinzione ed effettiva cognizione di causa, non esasperato individualismo ma armonica interazione di individualità miranti ad un unico nobilitante fine comune, l’armonia tra tutti gli esseri viventi in un mondo ove i concetti di pace, di fratellanza, di spirito ecologico e, consentitemi, di carità, non siano solo “parole vuote e demagogiche” ma bensì mete alle quali aspirare, la ragione precipua della nostra fugace esistenza

L’ecologia

 

Forse mai come oggi l’argomento “ecologia” è da ritenersi attuale. Tutti ne parlano, con maggiore o minore competenza, con maggiore o minore parzialità. Molti con effettiva obiettività e altri strumentalizzando l’argomento per fini propri. Ma quanti sanno di cosa parlano ?
Tutti fanno considerazioni soggettive e, quindi, anche io, faccio le mie.
Sicuramente alcuni di voi non condivideranno le mie idee ma, come spesso dico, la diversità di opinioni è utile alla costruttività di ogni discussione.
Bene, io sono, convinto che tutto ciò che concerne l’ecologia, tutti i rapporti di causa-effetto tra ambiente, flora e fauna siano così caratterizzati:
1. Ogni cosa è in costante evoluzione.
2. Il concetto di equilibrio naturale non è statico ma in continua mutazione.
3. Tutto, anche ciò che ancora non sappiamo, è oggettivo, razionale e consequenziale.
4. L’elemento “uomo” non è fattore dominante ma una turbativa, dotato come è di autodeterminazione.
Sì, l’autodeterminazione, la cosiddetta intelligenza, è, a mio avviso, il nostro maggiore problema. Se ben indirizzata, infatti, la volontà umana potrebbe essere fonte di notevoli vantaggi sia per noi che per l’ambiente. Ma dal momento che spesso ciò non accade, quando gli aspetti più deteriori della nostra indole prendono il sopravvento, i problemi ecologici aumentano a dismisura e rischiano di divenire irrisolvibili.
Quasi ogni uomo pensa di essere “al centro dell’Universo”, agisce singolarmente, è convinto di poter favorire i propri interessi agendo e pensando in modo autonomo e spesso disarmonico con ciò che lo circonda.
In modo del tutto irrazionale non si considerano mai gli effetti di ciò che si fa, tranne quelli legati ad un nostro immediato benessere. Tutto ciò fa sì che il genere umano, l’homo sapiens, agisca persino contro l’istinto di sopravvivenza.
Spesso mi soffermo a considerare che il dono dell’intelligenza è stato dato all’animale sbagliato, quello maggiormente incapace di sfruttarlo al meglio.
Viviamo protetti da un sottilissimo strato atmosferico e facciamo di tutto per privarcene.
Sfruttiamo le risorse mondiali come se fossero inesauribili, senza curarci di ricercare soluzioni diverse che ci possano garantire un futuro.
Spendiamo quasi il 20% dei nostri bilanci in armamenti senza considerare che il vero “nemico” si cela in ognuno di noi.
Fraintendiamo la vera essenza dell’etica e della religiosità costruendoci una morale su misura. In parole povere, agiamo da stupidi.
Come dicevo, io sono convinto che in natura tutto sia razionale, consequenziale e ottimizzato al massimo. E’ un equilibrio perfetto, una costante evoluzione mirata ad un unico fine: il preservare la vita.
Anche noi quindi, come genere umano, dobbiamo agire in sintonia con il resto degli esseri viventi se vogliamo avere un futuro.
Con questo non voglio dire che il nostro modo di ragionare deve essere esclusivamente conservatore e “bigotto”. Dobbiamo, infatti, individuare le oggettive peculiarità della nostra specie modificando, così, l’habitat in modo razionale e finalizzato alla nostra inevitabile espansione.
Come affermavo, la razza umana è una “turbativa” anomala all’interno dell’ecosistema.
In contrasto alle basilari legge naturali mirate a selezionare i più forti e i più adattabili e a limitare forme incontrollate di prolificazione, il nostro modo di pensare, la nostra etica e la nostra innata e onnipresente religiosità concorrono a farci assumere dei modi comportamentali che, se non integrati da un uso costruttivo e innovativo dell’intelletto, possono avere conseguenze dannose e incontrollabili.
L’aumento demografico e il costante innalzamento delle aspettative di vita pongono a tutti noi, ad esempio, dei problemi da risolvere con obiettività e lungimiranza. Il nostro mondo ci fornisce uno spazio vitale limitato e difficilmente difendibile e preservabile anche agendo correttamente.
E’ per me logico, quindi, che vi siano solo due soluzioni obbligate:
1. Un nostro immediato adeguamento alle risorse disponibili curando di prolungarne al massimo la fruibilità.
2. L’espansione verso l’esterno, verso altri mondi da colonizzare.
Dal momento, però, che l’incremento demografico e lo sfruttamento delle risorse aumentano in modo esponenziale e inversamente proporzionale al progresso scientifico, è chiaro come oggi il punto uno, la preservazione dell’ambiente, sia un imperativo imprescindibile.
Purtroppo, a mio avviso, mentre molti, con atteggiamento inconsapevole e suicida, ignorano volutamente il problema, altri disperdono le proprie energie difendendo aspetti particolari, spesso poco rilevanti in un contesto generale.

Ecco, questo è, per me, il vero problema concernente un obiettivo spirito ecologico.
Bisogna saper evidenziare le priorità. Dobbiamo saper estrapolare i fattori realmente utili alla preservazione della vita nel suo significato più globale. L’atmosfera, prima di tutto, e le risorse idriche oltre che un rapporto equilibrato tra flora e territorio.
Oggi gli uomini agiscono in modo irrazionale favorendo l’indebolimento del protettivo strato d’ozono, l’innalzamento della temperatura media del pianeta e la desertificazione è un comportamento, come dicevo, suicida, del tutto anomalo e decisamente stupido.
Cari amici, non è mia intenzione, con questo mio crudo realismo, di incrementare un atteggiamento pessimista e rinunciatario. Se ho “sfiorato” questo argomento è perché lo reputo importantissimo e degno della massima attenzione.
Quando affermo che il genere umano è spesso sciocco non parlo degli uomini nella loro globalità ma di quelli che dovrebbero comandare con accortezza e lungimiranza.
Ricordatevi, pertanto, che questi leader non sono al potere per volontà divina e che sta a tutti noi l’obbligo di indirizzarne le azioni, di condizionarne le decisioni e di far sì che gli interessi generali prevalgano su quelli particolari.

 

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