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Sembra quasi ci sia un'avversione atavica tra l'autore di un romanzo e l'editor che ne cura per l'appunto l'editing. Proprio non riescono a non essere in disaccordo queste due figure importantissime del mondo letterario e dell'editoria. Nessuno dei due sembra sia disposto a venire incontro alle esigenze dell'altro, eppure, un accordo penso sia possibile, ma andiamo con ordine. L'editor è colui che, da non confondersi con il correttore di bozze, interviene sul contenuto di un testo, al fine di sistemare dei passaggi poco chiari, sopperire a delle mancanze dell'autore, rendere il libro più appetibile per il tipo di lettore per cui è stato scritto. Fin qui, mi pare chiaro che l'editor faccia un ottimo servizio agli autori, i quali magari, presi dalla loro foga creativa, hanno chiamato il protagonista prima Riccardo e poi Paolo, oppure hanno "saltato" un pezzo di libro, lasciandolo nella loro testa. Ma veniamo al punto critico: spesso, anzi, "molto spesso" l'editor diciamo così "diventa scrittore" (e molti lo sono realmente) e ci mette del suo nel libro, un po' troppo, a dire il vero, stravolgendo anche gli eventi di partenza così come erano stati scritti dall'autore. Puntualizzo un concetto: è stato, e sarà sempre, a questa maniera, mi spiego: da sempre gli editori, piccoli o grandi che siano, hanno introdotto nei libri da loro pubblicati, tutte quelle modifiche che ritenevano opportune, sia per ragioni di censura, sia perché ritenevano che il libro potesse riuscire meglio grazie al loro intervento. Certamente, un simile comportamento non è giusto nei confronti degli scrittori e del loro estro creativo, ma quando è l'editore che paga, l'autore deve accettare, pena l'esclusione del suo libro dalla pubblicazione. E' anche giusto dire, che spesso e volentieri, queste modifiche sono più che giustificate, perché altro non sono che una limatura efficace dell'ancor grezza creatività dell'autore. Un bravo editor, è quello che sa estrapolare le idee dell'autore al meglio, in altre parole "riesce a dire quello che l'autore, per inesperienza o ragioni culturali personali, non è riuscito a tirar fuori". L'autore dovrebbe anche avere un minimo di umiltà e accettare consigli da chi opera nel settore da anni, da chi sa, che sebbene i libri si scrivano col cuore, si vendono solo col cervello.
Tutti i più grandi scrittori hanno avuto degli ottimi editor alle loro spalle, e senza di loro, non avrebbero raggiunto il successo. Diverso invece è quando il libro viene completamente cambiato, ma questo è un discorso a parte: può succedere solo ai grandi nomi i quali, dopo i primi successi, iniziano a sfornare libri sempre più mediocri, e l'editore che li pubblica non vuole di certo perdere questa "macchina sfornasoldi" e allora si trova un bravo "ghost-writer" disposto appunto a rimanere nell'ombra, e fa sistemare il romanzo in modo da renderlo un best-seller, che porterà ovviamente sempre la firma dello pseudo-scrittore di successo. L'editore non perderà i suoi soldi, lo pseudo-scrittore non perderà neanche lui i soldi e nemmeno la fama, e il ghost-writer rimarrà sempre nell'ombra, ma se è un tipo in gamba, avrà avuto il suo bravo compenso anche lui, quindi, in pratica, sono tutti felici e contenti... Anche i lettori gabbati e ignari... Andrea Mucciolo
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